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martedì 6 ottobre 2015

Sull'epidemia di colera del 1835

 Ultima (le prime notizie risalgono al 1817) a giungere in Europa tra le Grandi Patologie che flagellarono l'umanità fu il Colera,  che ripristinò l'avvento di antichi superstiziosi terrori.
La prima epidemia si manifestò in Spagna (Galizia, 1831) e raggiunse quindi la Francia (Parigi stessa nel 1832). 
 
Nel 1832 furono presi i primi provvedimenti profilattici nel Regno di Sardegna.
Rispetto a Parigi e al territorio francese l'epidemia di colera giunse più tardi in Italia, penetrando nel Ponente di Liguria nel 1835. 
 
Tra i primi provvedimenti terapeutici vi è una relazione tenuta durante una frenetica adunanza presso l'Università di Nizza, città all'epoca dipendente dal governo di Torino. E in conseguenza di siffatta adunanza i Commissariati locali di Sanità promulgarono precise ordinanze cui succedette, esplosa la malattia, tutta una serie di espedienti e di terapie nella speranza di sanare gli infetti.
 
Le Autorità non volevano che serpeggiasse la superstizione; e con la superstizione il caos e la violenza. 
 
Era ben noto quanto fosse stata terribile la seicentesca triste storia panitaliana degli Untori sospettati di spargere la Peste e come la popolazione più umile cedesse facilmente a queste false credenze.
 
La dimostrazione che la superstizione era una vera piaga, assai utile spesso a mantenere saldo il Vecchio Regime in Italia contro le azioni patriottiche e rivoluzionarie, e che si sarebbe spesso riscontrata, specialmente a fronte di eventi apparentemente inspiegabili, si può riscontrare dal seguente episodio: dato che nel Sud d'Italia il colera persisteva ancora nel 1837, il patriota Luigi Settembrini scrisse della diffusa convinzione, alimentata da emissari del morente Governo Borbonico, che vi fossero Untori, diabolici o meno, avvelenatori dei pozzi d'acqua.
 
Anche a parecchi anni di distanza restò sempre viva, specie fra gli intellettuali politicamente impegnati, la lotta contro le sinergie fra interessi economici e/o politici e lo sfruttamento delle false credenze. Specie quando fu sparsa e poi alimentata tra la povera gente, in particolare nei contesti rurali meridionali, la voce, durante la propaganda istituzionale del chinino per combattere la piaga della Malaria che quanti sostenevano giustamente l'efficacia del nuovo medicamento fossero in effetti dei presunti o ben prezzolati Untori: una diceria avallata dai ceti egemoni e latifondisti produttori ad altissimo prezzo del medicamento e fortemente contrari che, monopolizzandone la produzione, il nuovo Regno d'Italia ne calmierasse il prezzo rendendo accessibile a tutti la medicina.
 
Il colera del 1835... come si legge in un manoscritto, il Manoscritto Borea di Sanremo, attaccò in Giugno a Tolone... ripigliò in Marsiglia con Maggiore Stragge nelli ultimi di Luglio ed Agosto in Nizza infuriò. Fu posto il Cordone ("sanitario") che vi restò sino alli 14 alla sera, fu poi levato in Nizza, ne morivano in Villafranca ma il Ducato ("Sabaudo") ne restò preservato. A Cuneo incominciò il Giorno 28 Luglio e li 14 il Totale di Cuneo era 825 morti, secondo i Medici 304 dai Parochi che danno le note al Governatore 422... Alla Spinetta ha fatto molta Strage, la Festa dell'Assunta si è fatta di Devozione solamente riservandosi a fare una Festa di Solennità in Rengraziamento in S. R.° dove ("dal") 20 Luglio a tutto li 17 Ag.osto morti due Etichi, una Asmatica e un di Colpo fulminante.
 
Il colera attaccò anche Genova, che pur poteva usufruire di un valido sistema di ospedali e lazzaretti: ma come in tutte le Province di Liguria poco era fattibile contro la virulenza del male epidemico e nel Giorno 23 fecero la Processione della Croce coll'intervento di tutte le Confraternite, Comunità Religiose anche di Beretta e S. G. (le Processioni avvenivano secondo norme precise che comportavano i vari diritti alle Precedenze tra Clero e Autorità): il male si fecce più serio, morti varij dei Principali, Balbi, Galdi di Finale ed altri molti Professori in Medicina e Cherurgia. Il giorno 29 si contavano 1800 amalati Circa e 800 circa morti,
 
Ma dopo questa emergenza del 1835, i provvedimenti che il Governo Sabaudo e poi quello Italiano  presero nell'evenienza di Pandemie provenienti da Occidente ebbero un perno - essendosi realizzata con l'Unità d'Italia la nuova Frontiera Italo-Francese - nel fatto che la stessa Strada della Cornice e la nuovissima Linea Ferroviaria risultassero sempre e continuamente soggette - prima che viaggiatori dalla Francia entrassero nel territorio di Ventimiglia (IM) - ad attenti controlli. Come ben si evince da un Bando del prefetto della Provincia di Porto Maurizio E. Bermondi che nel 1885 che, sentendosi parlare di Colera in Francia, impose severi controlli tra cui quello in base al quale "Tutti i viaggiatori provenienti dalla Francia, che entreranno nel territorio della Provincia per la strada detta della Cornice o per la Ferrovia, saranno sottoposti, fino a nuove disposizioni, all'Osservazione Sanitaria, ed alle Contumacie per giorni cinque nel Lazzaretto di Latte presso Ventimiglia".