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lunedì 7 maggio 2018

Carlo V

Anthony Van Dick, Ritratto equestre di Carlo V - Fonte: Wikipedia
Carlo V (Gand 1500 - Yuste 1558), Carlo I come re di Aragona (1516-1556) e imperatore (15191556). Figlio di Filippo il Bello di Borgogna e di Giovanna la Pazza, C. venne educato nel clima fiammingo dell'Umanesimo cristiano sotto la guida di Adriano Florensz (poi papa Adriano VI) e di Guillaume de Croy, signore di Chievres.

Le basi del dominio di Carlo V:
Alla morte del padre (1506) divenne duca di Borgogna sotto la tutela del nonno, l'imperatore Massimiliano I, e la reggenza della zia Margherita d'Asburgo, fino a quando venne dichiarato maggiorenne dagli Stati Generali di Borgogna (1515).
Alla morte del nonno Ferdinando d'Aragona (1516) ereditò i regni di Aragona, di Napoli e di Sicilia e non senza contrasti (rivolta dei comuneros, 1520-21) divenne anche governatore generale di Castiglia in nome della madre Giovanna la Pazza.
Alla morte di Massimiliano I (1519) ereditò congiuntamente col fratello Ferdinando i domini austriaci degli Asburgo, proponendosi come candidato alla corona del Sacro Romano Impero.
Grazie all'appoggio finanziario dei grandi banchieri tedeschi Fugger, riuscì a comprare i voti dei grandi elettori, che lo elessero imperatore, preferendolo a Enrico VlI re d'lnghilterra, a Federico il Saggio elettore di Sassonia (sostenuto dalla Santa Sede) e a Francesco I re di Francia (appoggiato dai banchieri italiani).
A quel punto CARLO aveva realizzato una vasta concentrazione di domini (la Castiglia e le colonie americane, I'Aragona con la Sicilia e Napoli, la Borgogna, gli Stati ereditari asburgici), che con la corona imperiale fece di lui il sovrano più potente dell'Europa della prima meta del '500, sulI'impero del quale "non tramontava mai il sole".

Politica di Carlo V:
Sia per formazione culturale, sia per indicazione dei suoi consiglieri, tra cui il gran cancelliere Mercurino Arborio di Gattinara (1465-1530), perseguì il sogno politico di un'autorità monarchica universale che facesse rivivere l'universalismo del Sacro Romano Impero attraverso la realizzazione dellaRespublica Christiana: un'Europa di Stati in cui l'imperatore fosse la riconosciuta guida politica e morale della cristianita nella lotta contro l'lslam.
Tuttavia la spaccatura religiosa della cristianità in seguito alla Riforma protestante e l'aperta lotta sostenuta contro di lui da Francesco I di Francia resero impossibile il raggiungimento di tale progetto politico.
Anche l'idea di CARLO di assicurare la successione imperiale al figlio Filippo incontrò l'opposizione dei principi tedeschi, che imposero la separazione dei domini asburgici austriaci e della dignità imperiale dalla corona di Spagna.

Operazioni di politica internazionele:
CARLO rafforzò i legami col Portogallo iniziati dagli Asburgo e dai nonni Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, sposando Isabella del Portogallo (1526).
Con l'impero ottomano mantenne un cauto atteggiamento difensivo quando Solimano II riprese l'avanzata nei Balcani, ma dopo che il fratello Ferdinando divenne re d'Ungheria in seguito alla morte di Luigi II Jagellone (1526), sconfitto dagli ottomani a Mohàcs, fu costretto a lottare per mantenere il confine meridionale dei propri domini, fino a dover difendere Vienna assediata (1529).
Nel Mediterraneo operò contro gli Stati barbareschi dell'Africa del nord, che minacciavano le rotte commerciali tra Italia e Spagna, riuscendo a conquistare Tunisi (1535), mentre senza fortuna fu la spedizione contro Algeri (1541).
La politica di conciliazione con la Francia venne meno dopo la sua elezione imperiale.
Da tale momento storico CARLO dovette affrontare l'aperta ostilità di Francesco I, trovatosi circondato dai domini asburgici.
Nella prima fase del conflitto (1521 -29) C. sconfisse i francesi nella battaglia di Pavia (1525) e fece prigioniero Francesco I.
Col trattato di Madrid (1526) gli impose il versamento di 2 milioni di scudi d'oro per il riscatto dei due figli lasciati in ostaggio in Spagna, il matrimonio con Eleonora d'Asburgo, l'abbandono di Artois, Fiandre e Borgogna.
Ma subito dopo dovette affrontare la Lega di Cognac (1526), che vedeva Papa Clemente Vll, Milano e l'lnghilterra alleati di Francesco I, che aveva ripreso la lotta.
Durante questa fase l'esercito imperiale di stanza in Italia giunse a Roma e la saccheggiò (6-14.V.1527).
Dopo il passaggio di Andrea Doria al suo servizio, l'imperatore riuscì a trovare un compromesso col papa (trattato di Barcellona, 1529) e a ratificare con la Francia la pace di Cambrai (1529).
Frutto della pacificazione generale fu l'incoronazione a re d'ltalia e la consacrazione imperiale per mano del pontefice (22-24.febbraio.1530) a Bologna.
Ma l'equilibrio era solo apparente.
Da quel momento CARLO dovette combattere su più fronti.
Contro l'irriducibile Francesco I (1536-38 e 1542-44); contro gli ottomani, alleati dal 1536 della Francia; contro i principi tedeschi luterani sostenuti da Francesco I.
Con la Francia concordò la tregua di Nizza (1538), infine la pace di Crepy (18.settembre.1544), che confermò lo Stato di Milano all'imperatore.
Morto Francesco I (1547) la guerra riprese nel 1552 con il figlio Enrico II, poi fu nuovamente sospesa dalla tregua di Vaucelles (1556).

I problemi religiosi di Carlo V:
Dopo aver condannato Lutero nella Dieta di Worms (1521), CARLO V cercò costantemente di convincere il pontefice a convocare un concilio generale della Chiesa e si adoperò per salvaquardare l'unità politica e religiosa delI'impero.
Fallito il tentativo di conciliazione con i luterani (Dieta di Augusta, 1530), CARLO V dovette affrontare i principi tedeschi protestanti, che avevano formato la Lega di Smalcalda e volevano rendersi autonomi, sconfiggendoli a Muhlberg (24.1V.1547).
Alla fine fu però costretto ad accettare la tregua di Passau (1552), preludio alla pace di Augusta (1555), in cui venne fissato il del cuius regio, eius religio ( liberta di culto per i principi luterani e obbligo dei sudditi di accettare la confessione del sovrano), che sanciva la divisione religiosa della Germania.

L'abdicazione di Carlo V:
Personalmente stanco e avendo visto fallire il suo progetto di impero universale, CARLO V decise di abdicare.
Con solenni cerimonie a Bruxelles rinunciò al Paesi Bassi (25.ottobre.1555) in favore del figlio Filippo II, che già dal 1554 aveva investito dello Stato di Milano e del Regno di Napoli; sempre in favore di Filippo II rinunciò ai regni d'Aragona, Sicilia, Castiglia e alle colonie del Nuovo Mondo (16 gennaio 1556).
Al fratello Ferdinando, che era già sovrano di Boemia ed Ungheria, concesse i domini austriaci e il 21 settembre del 1556 lo propose quale candidato al titolo imperiale: quindi si ritirò ad esistenza privata in Estremadura nel convento di S. Geronimo di Yuste: per un approfondimento bibliografico vedi in particolare F. CHABOD, Carlo V e il suo impero, Einaudi, Torino, 1985.

da Cultura-Barocca

sabato 17 giugno 2017

I Carolingi

Louis-Félix Amiel, Pipino il Breve (1837) - Fonte: Wikipedia
Con l'avvento dei CAROLINGI, i territori che oggi costituiscono la Francia entrano a far parte di un organismo politico che si estendeva molto oltre quelli che oggi sono i confini naturali francesi. L'origine stessa della CASATA CAROLINGIA (i suoi possedimenti si trovavano nella regione mosellana) la portava a gravitare al di là dei confini del regno, verso l'attuale Germania. Fu infatti in questa direzione che sotto PIPINO IL BREVE e poi sotto CARLO MAGNO (768-814) si spinsero i Carolingi nelle loro guerre contro Sassoni, Baiuvari ed Avari. 

Nel contempo i rapporti con il Papato, sanzionati dall' incoronazione di Pipino e la figura di protettori della Chiesa che sempre più i re franchi venivano assumendo, condussero Pipino e Carlo ad intervenire più volte in Italia contro i Longobardi, sino a controllare quasi tutta la parte settentrionale e centrale della penisola. Da queste conquiste e dall'alleanza col Papato derivò quel mosaico politico che fu il SACRO ROMANO IMPERO.
 
CARLO MAGNO, incoronato imperatore a Roma nella notte di Natale dell'800, riunirà nella sua persona la dignità imperiale romana ed aggiungerà ad essa la sanzione sacra del Papato. Gli ideali di restaurazione imperiale e religiosa che si manifestarono nella creazione del SACRO ROMANO IMPERO ispirarono l'opera del successore di Carlo, LUDOVICO IL PIO, e dei suoi consiglieri, tra i quali figuravano i maggiori di quei sapienti cui spetta il merito della ripresa di studi classici nota come "Rinascenza carolingia". L'Impero non tardò tuttavia a rivelarsi una creazione artificiale e provvisoria; anzi al suo interno esso venivano affermandosi formazioni etniche e territoriali ben distinte e caratterizzate. 

Per quanto concerne la Francia si tende a rilevare l'importanza dei GIURAMENTI DI STRASBURGO come prima testimonianza dell'esistenza di una comunità etnica francese distinta da quella germanica. Il fatto che a Strasburgo LUDOVICO DI BAVIERA e CARLO DI AQUITANIA giurassero rispettivamente davanti alle loro truppe in lingua romanica ed in lingua germanica di non concludere una pace separata con il fratello LOTARIO (che di Ludovico il Pio era il primogenito), il quale pretendeva la totalità del potere, ha fatto arguire che nell'ambito dell'IMPERO CAROLINGIO i popoli abitanti la Francia fossero considerati come un complesso etnico distinto da quelli abitanti la Germania. Il trattato di Verdun (843), che pose fine alle contese fra gli eredi di Ludovico il Pio citati sopra, conferma questa postulazione.
A CARLO infatti vennero assegnati i territori dell'Aquitania, della Neustria e della Borgogna corrispondenti a gran parte della FRANCIA moderna.
A LUDOVICO invece toccarono i territori al di là del Reno corrispondenti alla futura GERMANIA.
LOTARIO, oltre il titolo imperiale, ottenne i territori fra il Reno e la Saone, che presero il nome di LOTARINGIA (donde il moderno toponimo di LORENA) e che costituiranno per secoli area contesa tra Francia e Germania.
 
Non si deve credere che alla data del trattato di Verdun la Francia e la Germania fossero delle individualità nazionali ben definite. Sta di fatto tuttavia che la partizione dell'843 si mantenne, sia pure con tante modificazioni, nel corso dei secoli e che d'ora in poi la storia di Francia e Germania procederà per cammini distinti.
I primi tempi del REGNO FRANCO, dopo il trattato di Verdun, non furono facili. CARLO IL CALVO (840-877) ed i suoi successori dovettero continuamente districarsi dalle difficoltà loro create dalla insubordinazione dell'aristocrazia feudale e dalla pressione di invasori esterni.
A meridione sulle coste di Linguadoca e Provenza dovettero affrontare le incursioni dei Saraceni e a nord quelle dei Normanni, che nell'IX secolo devastarono spesso le campagne francesi, assediando la stessa Parigi. Furono respinti dopo aspre lotte, ma riuscirono a stanziarsi stabilmente nella Francia nord-occidentale che da essi prese nome di NORMANDIA, dove istituirono un potente ducato venendo poi assimilati progressivamente alla popolazione indigena.
In questo caotico periodo della storia francese (tra fine del IX e conclusione del X secolo) solo CARLO IL CALVO diede prova di spiccate qualità. I suoi successori non riuscirono che per periodi limitati ad imporre la loro autorità sui vassalli ed ebbero regni brevi e contrastati. Si ripeteva quindi con gli ULTIMI CAROLINGI quel periodo di anarchia e di intrighi che aveva contraddistinto il tramonto dei Merovingi.
Dopo una serie di vicende dinastiche e guerresche la corona pervenne nel 987 ad UGO CAPETO, DUCA DI FRANCIA. Da lui avrebbe preso inizio una dinastia destinata a sostenere una vicenda basilare nella storia della Francia medievale.
Dal punto di vista interno il periodo carolingio fu contrassegnato da uno sviluppo delle tendenze destabilizzanti manifestatesi sotto i Merovingi. L'autorità del re sui suoi vassalli e sui suoi stessi funzionari era limitata. Questi ultimi anzi da servitori del sovrano tendevano a trasformarsi in suoi "fedeli", con un tipo di "fedeltà" che il sovrano doveva comprarsi a prezzo di gravosi "benefici" che ad assottigliarono le risorse di fisco e demanio. Vano fu il tentativo attuato sotto CARLO MARTELLO di compensare queste alienazioni con il sequestro dei beni della Chiesa.
La posizione particolare della CHIESA nel SACRO ROMANO IMPERO e la sua autorità spirituale e temporale non permisero che questo tentativo producesse frutti positivi.
La vita sociale ed economica risultava quindi ancora frantumata nelle villae, divise in una réserve coltivata direttamente dal proprietario con l'aiuto dei suoi servi o la collaborazione "fiscale" dei suoi "uomini" e nelle tenures che questi ultimi coltivavano in proprio pagando un canone (quasi sempre in natura) al proprietario. Tra gli "uomini" ed il signore si istituiva di conseguenza un rapporto contrattuale: gli uni assicuravano la loro prestazione lavorativa sulle terre della réserve mentre il Dominus si incaricava della loro protezione nei confronti di pericoli esterni. Tale tipo di rapporto consensuale si estese dal basso all'alto della scala sociale, sì che i1 proprietario minore finì per cercare la protezione del maggiore, divenendone vassallo, mentre questo per sua parte si raccomandava ad altri più potenti di lui, a un vescovo, a un conte. Al sommo di questa struttura piramidale di relazioni sociali e contrattuali stava quindi il re, considerato supremo souverain fieffé.
Questo nuovo tipo di gerarchia sociale, se ha le caratteristiche di impersonalità e di universalità dello Stato romano, presenta tuttavia in lenta germinazione alcuni aspetti essenziali degli Stati moderni: soprattutto, i principi di contrattualità e consensualità, nelle relazioni tra inferiore e superiore, stavano infatti generalizzandosi ed evolvendosi verso quello della rappresentanza.