A titolo di notazioni personali la voglia di lasciare Recanati è sempre presente quanto greve nell'espressione come in questa lettera del 21 aprile 1827 anche se, mutatis mutandis trovandosi a Firenze il 16 Agosto 1827 e dovendola lasciare, incerto se per recarsi a Roma o Pisa, aggiunge Ma se mi sentirò male assai verrò a Recanati, volendo morire in mezzo ai miei.
Pur dichiarandosi indotto in merito alla scienza medica il grande poeta chiede informazioni al Puccinotti sulla stampa di una sua basilare opera scientifica, in cui la ricerca scientifica si innesta sulla metodologia e sulla filosofia teoretica, contestando primieramente la cultura del solo empirismo e del pirronismo in una lettera da Firenze del 12/VI/1828, avendo peraltro già scritto all'amico in una lettera da Firenze del 16/VIII/1827 = "Tu non mi dici nulla degli studi tuoi. Pensi tu alla tua opera sui temperamenti? (è da precisare che la teoria dei temperamenti deriva dal medico classico Galeno, sopravvivendo nei secoli tra mille discussioni).
Del pari risulta interessante che il Puccinotti, molto competente nel contesto epocale di fronte alla malattie mentali e o di origine nervosa come scrive in una lettera da Pisa del 11/I/1828
un Leopardi pensoso ma non incredulo risulti l'unico medico decisissimo nel sostenere che per il poeta lo studio e l'impegno intellettuale sono vitali o comunque irrinunciabile a fronte dell'inerzia, e quindi dei danni, che in una mente vulcanica come la sua sarebbe in grado di produrre l'un ozio non costruttivo, spesso destinato a portare alla depressione estrema, sì che il poeta, forse dopo aver già meditato su possibili interazioni -per i suoi problemi di salute- tra nervi e disturbi fisici, chiede altresì notizie in relazione agli studi indubbiamente innovatori e di avanguardia del Puccinotti sulla "Patologia" o meglio sulla "Patologia induttiva".
[tutto questo detto, e qui ribadito per evitare equivoci, senza aver la pretesa il Puccinotti di presupporre, cosa impossibile date anche le epocali conoscenze mediche, le ragioni reali dei
tanti mali tormentanti Giacomo Leopardi: argomento peraltro su cui si continua tuttora a discutere].
Il Servizio Bibliotecario nazionale cita siffatta opera come edita per la I volta con la seguente descrizione Patologia Induttiva del professor Francesco Puccinotti s.l. : s.n.!, edita dopo il 1832! - 216 p. (data per presente solo in "Biblioteca di Filosofia e scienze umane del Dipartimento di Studi umanistici dell'Università degli studi di Macerata - Macerata" = cui segue Patologia induttiva : proposta come nuovo organo della scienza clinica / [da] Francesco Puccinotti Urbinate Napoli, Di Simone, 22 cm. (quale edizione napoletana si ricorda poi la Patologia induttiva proposta come nuovo organo della scienza clinica / [da] Francesco Puccinotti Urbinate Edizione Nuova ed. arricchita di molte aggiunte e correzioni somministrate / dall'Autore, Napoli, Del Vecchio, 1840, 163 [i.e. 263] p. ; 23 cm.) = questa nostra digitalizzata (parzialmente) Patologia Induttiva pisana (p. 216, cm. 26) risulta inserita in un volume intitolato Opere di Francesco Puccinotti Urbinate (edizione pisana del 1839) in cui si contengono le Lezioni di Medicina Legale del professore Francesco Puccinotti seguite da "6 consulti medici legali" qui leggibili digitalizzati e leggibili autonomamente anche consultando l'indice specifico. Oltre il valore scientifico non possono in siffatto cotesto non citarsi alcuni aspetti che emergono dalle dedicatorie poetiche e che riflettono con le tragedie in famiglia del Puccinotti le problematiche di un'epoca ancora pervasa da sventure per malattie incurabili anche in famiglie di eccelsa condizione e specifica professionalità. Fa tenerezza leggere in questa lettera, da Bologna del 14 aprile 1826, le complimentazioni leopardiane per il primo (prima) nascituro del Puccinotti quanto ben presto avvilisce la constatazione della precoce perdita della moglie Rosalia Franchini Puccinotti a soli 35 anni e quindi della figlioletta Virginia di soli 6 anni] .
Per i suoi studi il Puccinotti ottenne poi la cattedra di Anatomia e fisiologia ad Urbino, per poi insegnare Patologia e medicina legale a Macerata fino al 1831 anno in cui, dopo aver preso parte ai moti delle Legazioni, venne allontanato dalla città e gli fu impedito di esercitare la professione medica. Si spostò quindi nella più liberale Toscana dove, nel 1838 ottenne la cattedra di Igiene nell'Università di Pisa. Qui approfondì il suo studio sulla medicina civile e si rese protagonista di molti dibattiti culturali e scientifici presso la locale Università = fu inoltre segretario della sezione di medicina già del I congresso scientifico di Pisa del 1839.
Nel 1843 il Granduca Leopoldo II di Toscana lo inserì in una commissione incaricata di studiare l'ipotesi di introdurre sul litorale pisano le risaie dal punto di vista della medicina civile. Espose le sue analisi nel saggio Sulle risaie in Italia e sulla loro introduzione in Toscana dello stesso anno: conclusioni che saranno alla base del Regolamento sulla cultura del riso in Toscana del settembre 1849. Negli ultimi anni trascorsi a Pisa ottenne la cattedra di Storia della medicina, che mantenne anche al suo trasferimento a Firenze. In questi anni conobbe Pietro Siciliani, suo allievo, col quale mantenne un costante rapporto di amicizia e collaborazione. Morì a Firenze nell'ottobre del 1872 e per i suoi meriti fu sepolto nella Basilica di Santa Croce.
da Cultura-Barocca