martedì 12 giugno 2018

Il nobile Fregoso, poeta a Colturano

Palazzo Fregoso a Colturano (IM) - Fonte: Pro Loco di Colturano
Antoniotto Fileremo Fregoso nacque intorno al 1460 a Carrara, unico figlio maschio di Spinetta II potente signore della città, prima doge di Genova e successivamente consigliere di Francesco Sforza. Come unico erede il padre gli lasciò, oltre al cognome (Fregoso o Campofregoso ), vaste proprietà e feudi. 

Essendo Antoniotto in giovane età venne nominato come suo tutore Cicco Simonetta, presso il quale si trasferì e visse sino al 1476 acquisendo la cittadinanza milanese. Nel 1478 il giorno in cui Gian Galeazzo Sforza assumeva le insegne ducali, Antoniotto venne solennemente armato cavaliere dando inizio alla sua carriera militare che durò ben poco; infatti dopo soli due anni Ludovico il Moro fece imprigionare e decapitare Cicco Simonetta nel Castello di Pavia con l'accusa di alto tradimento e questo costrinse Antoniotto a trasferirsi a Genova ospite di alcuni parenti. 

Grazie alla sua crescente fama di poeta acquisita nell'ambiente letterario milanese, Antoniotto riprese il suo posto ufficiale alla corte del Moro e di Beatrice d'Este insieme a Nicolò da Correggio ed a Gaspare Visconti e questo gli permise anche di sposare la nobildonna Fiorbellina Visconti dalla quale ebbe due figli (Spinetta e Tiberio). 

Nel 1500, dopo la cattura del Moro da parte dei Francesi, è costretto a giurare fedeltà ai nuovi signori di Milano. La grave crisi politica e sociale, con la fine del dominio sforzesco, aveva provocato anche il crollo di tutto il mondo culturale ed artistico. Questo ebbe un effetto traumatico sull'animo del poeta cortigiano che decise di ritirarsi in esilio volontario nel suo feudo a Colturano dove visse per il resto della sua vita, seguendo l'esempio dei grandi umanisti come il Petrarca e Boccaccio. 

Così il poeta cortigiano protagonista delle feste mondane si trasformò in un saggio e solitario "citadin de boschi" intento a meditare sulla fragilità della condizione umana. Proprio a causa della sua propensione alla quiete agreste, il Fregoso finì per l'essere soprannominato "Fileremo" che significa "amante, amico della solitudine". Il 15 novembre 1505 compone l'opera "ex villa Culturani" ma la produzione più originale del Fregoso è rappresentata da una serie di poemetti allegorici e filosofici composti in questa seconda fase della sua vita, tra i quali "Riso di Democrito" , "I doi filosofi" (1506), "La contentione di Pluto et Iro" ( 1507), "Dialogo sulla musica" (1508), "La cerva bianca" (1510) e "Il dialogo de la fortuna" (1519). 

Tutte opere che incontrarono un notevole successo perché si trattava di una poesia umanistica assai raffinata, nutrita di riferimenti alla cultura antica , che dal punto di vista linguistico e stilistico si ispirava ai modelli aulici di Dante e Petrarca. In alcune di queste opere non mancano riferimenti diretti e affettuosi al " suo Culturano", come Antonio amava riferirsi alla nuova residenza agreste. 

[Nella Cerva Bianca, poemetto allegorico in ottave diviso in sette canti, pubblicato per la prima volta a Milano nel 1510, 26 il Fregoso racconta la vicenda della ninfa Mirina tramutata da Diana in fiera e del cacciatore Fileremo (cioè il poeta stesso) lanciato al suo inseguimento con i cani Desio e Pensiero, nel tentativo di restituirle figura umana, attraverso i regni di Diana, d'Antero e d'Amore. Antero viene impiegato dal Fregoso per indicare, sulla scorta di un passo del cicerioniano "De natura deorum" (III 23, 59-60), il figlio adulterino di Venere e Marte. L'opera del Fregoso comporta una connotazione fortemente negativa attribuita ad Antero, tutto marziale e furibondo e fiero, gran tiranno, irriducibile avversario di Amore, a cui con la forza ha sottratto una gran parte del suo originario dominio. Nel regno del crudo Antero, dove i reggitori sono Furore, Sdegno e Gelosia, gli abitanti son furibondi e insani (V 61, 5).
Il dominio di Antero è descritto quindi come il dominio delle passioni irrazionali. I regni di Antero e di Amore sono inoltre divisi da un fiume che trae la sua origine dalle lacrime degli infelici sudditi del crudo Antero: Nel regno di Amore ha invece sede Erotopoli sul cui vertice si trova il tempio del divo Amore creato nellaceleste sede (VII 65, 6 e 8), all'interno del quale il cacciatore (Fileremo, cioè il Fregoso) è introdotto dalla Ragione ("Cerva Bianca", VII 72-74). La descrizione del vero Amor sincero e netto privo di faretra, arco e strali, con una fiaccola nella mano destra e quattro corone nella sinistra serba evidente memoria dell'epigramma dell'"Anthologia Graeca" attribuito a Mariano Scolastico. Robert V. Merrill, sviluppò le diverse funzioni e i contraddittori significati che in epoca umanistico-rinascimentale sono stati attribuiti a questa figura sfuggente e intrigante che, del resto, già nella mitologia e nella tradizione classica risultava priva di una univoca caratterizzazione. In esse, infatti, poteva rappresentare sia il vendicatore dell'amore disprezzato, sia il patrono dell'amore reciproco, sia il distruttore dell'amore, anche se, nella maggior parte dei casi, la funzione dell'Anteros classico era stata quella di garantire la reciprocità nelle relazioni amorose.
Nei secoli XV e XVI, come ha scoperto Erwin Panofsky, si assiste a una moralizzazione di Anteros: i moralisti e gli umanisti di tendenza platonica erano propensi a interpretare la preposizione antì come ‘contro', anziché ‘in cambio di', trasformando così il Dio dell'amore reciproco in una personificazione di virtuosa purezza e la coppia Eros-Anteros nella contrapposizione tra due tipi di amore, l'Amore terreno e l'Amore celeste. Il tema dei due amori, l'uno terreno e sensuale, l'altro divino e virtuoso è collegato a quello della della duplicità di Venere ("Ouranìa" e "Pandemos") che si trova espressa nel "Simposio" di Platone (180c-181c) e da qui ripresa nel "Simposio" di Senofonte (VIII 9-10).
Afferma Leandro Ventura che nella teoria d'amore dell'Umanesimo viene ampiamente recuperata e discussa l'idea platonica della duplicità di Venere e della conseguente duplicità di Amore.]

Il legame di Fregoso con Colturano (IM) è un aspetto importante nella sua vicenda umana e poetica. Le sue opere più importanti furono ideate, composte ed ambientate nella sua villa, nelle selve circostanti, nel paese stesso dove decise di ritirarsi provocando scandalo e incomprensioni tra i suoi vecchi amici nobili. 

Antonio non interruppe i suoi rapporti sociali e culturali con i salotti più raffinati di Milano, ad esempio intorno al 1510 egli era spesso ospite della contessa Cecilia Gallerani (ex favorita del Moro e amica di Leonardo da Vinci ) e della nobildonna Ippolita Sforza Bentivoglio. Presso di lei fece la conoscenza del novelliere Matteo Bandello frate domenicano nel convento di Santa Maria delle Grazie. Quest'ultimo, nelle sue opere, definì il Fregoso uno dei "famosi spiriti" del suo tempo e dedicandogli una delle sue novelle. Nel 1525 pubblicò "Opera nova". 

Nel 1532 il Fregoso morì lasciando ai suoi eredi oltre al feudo di Colturano una immensa fortuna in beni e terreni. 

Tra i tanti ammiratori del poeta di Colturano possiamo annoverare personaggi famosi come il Poliziano, il Pulci, il Boiardo e perfino Ludovico Ariosto, che nell'Orlando Furioso menzionò "Anton Fulgoso" tra i poeti che lo accolsero , meravigliati, al termine del suo fantastico viaggio cavalleresco.

da Cultura-Barocca