martedì 21 agosto 2018

Dall'"Atlante di Sanità" di Matteo Vinzoni (fatto stendere dalla Repubblica di Genova dopo l'arrivo della peste a Marsiglia nel 1720)


Descrizione delle strade che vengono nel territorio di Savona da Confini del Sassello e dal Ponte Invrea, Cairo, Altare e Mallare Monferrato e dal Marchesato di Finale, s.d. [1743], Disegno a penna colorato, cm. 48,5 X 42 di Matteo Vinzoni (A.S.G., Raccolta cartografica, Busta 28 bis, Miscellanea n. 105 = Massimo Quaini, Sagep, 1983, p 39)
CARTA DELLA RIVIERA DI PONENTE DEL DOMINIO DI GENOVA 
 


   

 IL COMMISSARIATO DI VENTIMIGLIA A RIVA DEL MARE PRINCIPIA A PONENTE DA UN VALLONE, O SIA TORRENTE DETTO IL GARAVANO ALLA META' CIRCA DELLA SPIAGGIA DI MENTONE, DA CUI E' DISTANTE UN TIRO DI MOSCHETTO, E SI ESTENDE A LEVANTE SINO AL FIUME NERVIA.
QUESTO TRATTO CALCOLASI MIGLIE CINQUE CIRCA.
DAL DETTO VALLONE GARAVANO, CHE E' DIVISORIO, SALENDO PER LO STESSO SINO AD UN SCOGLIO DETTO IL BALZETTO CONFINA CON MENTONE E PRINCIPIA QUELLO DEL CASTELLARO DI NIZZA ASCENDENDO PER UN RIO DETTO CANAL DELLA ROSSA ARRIVA SINO ALLA SOMMITA' D'UNA COSTIERA DI MONTE DETTA MICIORE', E DI LA' SPEMPRE PER DETTA COSTA, MONTE DELLA LONGHEURA E MONTE ACORNARO AD ACQUA PENDENTE GIUNGE AL PRINCIPIO DEL MONTE DETTO GRAMONDO TERMINE DEL PRESENTE COMMISSARIATO CON QUELLO DELLA BORDIGHERA FRA TERRA; E DALLA SBOCCATURA DEL GARAVANO SINO A DETTO CORNARO SONO MIGLIA TRE E MEZZA CIRCA.
IL DETTO TRATTO DI TERRA, CHE E' COMPOSTA DI MONTI ALPESTRI, E QUELLO DI MARINA DI SPIAGGIE, CALE DA SBARCO E SCOOGLI VIEN GUARDATO DALLI SEGUENTI DODICI POSTI.

N. 1 GUARDIA DEL CORNARO RISIEDE IN CASETTA A SECCO, ASISTITA DA TRE UOMINI DI MILIZIE GIORNO E NOTTE. CONCORRONO QUESTI DELLI SUBURBI, O SIA COME DICONO LORO REGIONI DELLE TORRI, BURGHEE E CALCO, CHE FANNO
CAPORALI 2
UOMINI 40
SONO DISTANTI LI PRIMI CIRCA TRE ORE E MEZZO DI CAMINO, LI SECONDI TRE ED ALTRETTANTO LI TERZI.
RESTANO FRANCHI PRIMA DI RITORNAR DI GUARDIA GIORNI DODECI CIRCA.

N. 2DI MICIORE'
IN CASETTA A SECCO
UOMINI TRE COME SOPRA VENGONO DALLE REGIONI SEGUENTI S. ANTONIO, APPIO E ORIGNANA
CAPORALI 1
UOMINI 40
SONO DISTANTI DALLA DETTA SUA GUARDIA, CIOE' S. ANTONIO ORE TRE, APPIO TRE E MEZZA, E ORIGNANA QUATTRO CIRCA. VACANZA GIORNI 12 CIRCA.

N. 3DI FRAMPAURE
IN CASETTA A SECCO
UOMINI TRE COME SOPRA, OLTRE UN DEPUTATO CHE HA DI SALARIO DALLA COMMUNITA' DI VENTIMIGLIA LIRE UNA E SOLDI QUATTRO AL GIORNO E SOLDI CINQUANTA D'OTTO IN OTTO GIORNI RICAVATI DALLE VEDOVE IN N. 20.
vENGONO DA MORTOLA SUPERIORE E MORTOLA INFERIORE
CAPORALI 1
UOMINI 40
DISTANTI LI PRIMI UN'ORA E LI SECONDI DUE. RESTANO FRANCHI GIORNI N. 12 CIRCA.
IL SUDETTO DEPUTATO VI DIMORA GIORNI N. 15 E SONO QUATTRO DI VENTIMIGLIA CHE FANNO A VICENDA E ABITA IN UNA CASETTA DI CAMPAGNA DI GIACOMO DEL ERBA DEL CASTELLARO DISTANTE SESSANTA PASSI CIRCA DALL GUARDIA

N. 4DELL'OLIVA
IN CASETTA PARTE A SECCO E PARTE DI TAVOLE.
UOMINI TRE COME SOPRA, CONCORRONO DA LATTE, SGORRA E CELZA CAPORALI 1 UOMINI 39 SONO DISTANTI DALLA LORO GUARDIA LI DUE PRIMI ORE DUE ED ORE TRE CIRCA LI TERZI.
ANNO DI VACANZA GIORNI N. 12 CIRCA.
QUESTE QUATTRO GUARDIE RESTANO SOTTO LA DIREZIONE DEL SUDDETTO DEPUTATO DI FRAMPAURE, CON OBBLIGO DI VISITARLE GIORNO E NOTTE, DAL QUAL GLI VIEN DISPENSATO IL NOME.
SUDETTI QUATTRO SOGETTI, CHE FANNO A VICENDA QUANDO ANNO TERMINATI LI LORO RESPETTIVI QUINDICI GIORNI ADEMPISCONO ALL'ALTRE INCOMBENZE, CHE CLI VENGONO COMANDATE, ESENDO PER QUELLA DI FRANPAURE PAGATI.

N. 5 DELLA BARRIERA E TORRE DE BALZI ROSSI

IN CASETTA DI LEGNO CON PIAZZA AVANTI ARMATA DI DUE MOSCHETTI A CAVALETTO
IN TUTTO UOMINI OTTO SCIELTI SI DI GIORNO CHE DI NOTTE DISTACCATI DALLA CITTA’ E CAMPAGNA DI VENTIMIGLIA CAPORALI 5 UOMINI 125
DISTANTI LA CITTA’ DI VENTIMIGLIA QUATTRO MIGLIE CIRCA ED IL SIMILE GL’ALTRI
ANNO DI VACANZA GIORNI N. 15
VI ASSISTE UN DEPUTATO DELLI PRINCIPALI CITTADINI DI VENTIMIGLIA
LE DETTE GUARDIE DEL MICIORE’, FRANPAURE, OLIVA, BARRIERA E TORRE DE BALZI ROSSI SONO IN DENTRO DA CONFINI, SUL QUALE NON SI SON POSTE, ESTENDENDOSI QUESTO, COME SI E’ DETTO, NELLA SPIAGGIA DI MENTONE AL VALLONE GARRAVANO E SINO AL PRINCIPIO DEL CANALE DELLA ROSSA, TRATTO DI QUASI DUE MIGLIE, LA MAGGIOR PARTE IN PIANO COLTIVATO D’ALBERI D’OLIVE E LIMONI, CHE PER CUSTODIRLO VI SAREBBE STATA NECESSARIA QUANTITA’ DI RASTELLI, CORPI DI GUARDIA E MOLTA GENTE, E DIFFICILE L’IMPEDIMENTO DEL COMMERCIO CON QUELLI DI MENTONE SENZA QUALCHE CIMENTO D’ARMI E DISORDINE, ATTESO CHE TUTTO QUESTO TRATTO DI PAESE, SINO SOTTO LA BARRIERA SUDETTA DE BALZI ROSSI CHIAMATO LE CUSE, ABENCHE’ TUTTO DOMINIO DELLA SER.MA REPUBBLICA, VIEN POSSEDUTO DALLI UOMINI DI MENTONE, CHE VI HANNO OLIVETI, GIARDINI E VIGNE. ONDE SI PER NON AGRAVARE LI POPOLI DI TANTE GUARDIE NON ESSENDONE CAPACE LA POCA GENTE DI QUESTO COMMISSARIATO, COME PER RENDERE PIU’ FACILE IL GUARDAR LA FRONTIERA A TUTTI LI PASSI, SI SONO RITIRATI IN DENTRO NE SCOGLI, CHE SONO INACESSIBILI AD ESCLUSIONE D’UN PICCOLO SENTIERO CHE CONDUCE ALLA BARRIERA. ANZI PER RENDERE DEL TUTTO IMPRATICABILE LA STRADA ROMANA CHE PASSA A RIVA DEL MARE LLE FALDE DI DETTI SCOGLI, SI E’ ROTTO IL PONTE, CHE SERVIVA IN DETTA STRADA PER COMMUNICAZIONE DA UN SCOGLIO ALL’ALTRO, E TUTTO QUESTO CON LA DIREZIONE DEL SIG.R SERGENTE MAGGIOR PORO DI VENTIMIGLIA IN TEMPO DEL PRIMO ILL.MO SIGNOR COMMISSARIO VENUTO A VENTIMIGLIA CESARE MARI 1720 DI 7BRE, E POI FATTONE DECRETO DALL’ILL.MO SIGNOR GIO BATTA GRIMALDI PURE COMMISSARIO LI 30 8BRE 1720.
NELLA DETTA PIAZZA DELLA BARRIERA DUE VOLTE LA SETTIMANA SI RICEVANO E PROFUMANO AL DI FUORI LI PIEGHI DI NIZZA E MONACO CON L’ASSISTENZA DEL DETTO MAGGIORE E IL CANCELLIERE DELLA SANITA’, E SI CONSEGNANO QUELLI DI GENOVA PER RICAVARNE PUBLICA QUITANZA.
A PONENTE DI DETTO POSTO ALLE FALDE DE SCOGLI AD UNA CAPELLETTA DI S. LUIGGI NELLA SPIAGGIA SI FA LA CONSEGNA DE COMESTIBILI CHE PROVENGONO DAL SITO DI GENOVA PER PASSAR A MENTONE.
QUESTA, SECONDO IL MIO DEBOLE INTENDIMENTO, SI DOVREBBE FARE NELLA SPIAGGIA DI LATTE, A MOTIVO CHE RESTEREBBERO LI FORASTIERI NON SOLO SOTTO IL CALORE DI NOSTRE GUARDIE, MA ANCHE SOTTO IL TIRO DEL CANONE DEL FORTE S. PAOLO, E FACILE AD ACORRERVI PRONTAMENTE SOCCORSO DE NOSTRI PAESANI PER QUALSISIA ACCIDENTE, O SUPERCHIERIA; TUTTO AL CONTRARIO COLA’ SENZA NE MENO PER COSI’ DIRE IL SOCCORSO DELLE GUARDIE DE BALZI ROSSI, PERCHE’ FUORI DEL TIRO DEL FUCILE,E QUASI DA QUELLI NON SCOPERTI.

N. 6DELLA PONTA DALLA MORTOLA
IN CASETTA, O SIA PICCOLA TORRE DI MATTERIA
ASSISTITA D TRE UOMINI DI MILIZIE GIORNO E NOTTE DEL LUOGO DI LATTE
CAPORALI 1
UOMINI 30
DISTANTI MEZZ'ORA. VACANZA GIORNI N. 9 CIRCA

N. 7 DALLA SPIAGGETTA DI BEGLIAMINO
IN CASETTA DI MATTERIA DEL REV.DO GIO PAOLO ORENGO, CHE RICEVA LA PIGGIONE DALLA COMMUNITA' DI VENTIMIGLIA
CAPORALI 1
UOMINI 27
DELLA CITT' DI VENTIMIGLIA
DE QUALI ARMANO QUESTO POSTO TRE UOMINI COME SOPRA GIORNO E NOTTE
RESTANO DISTANTI TRE QUARTI D'ORA
VACANTI GIORNI OTTO CIRCA

N. 8DI LATTE
IN CASA DELLA SIG.RA ISABELLA ORIGNANA, POI ULTIMAMENTE COMPRATA DALLA COMMUNITA' ALLA FOCE D'UN VALLONE, CHE PRENDE IL NOME DA DETTO LUOGO ALLA METTA' DELLA SPIAGGIA
UOMINI TRE DI MILIZIE GIORNO E NOTTE
CAPORALI 1
UOMINI 27
DELLA CITTA'
DISTANTI MEZZ'ORA
VACANTI GIORNI OTTO CIRCA

N. 9 PORTA DI MARINA DI VENTIMIGLIA, O SIA SPIAGGIA DI S. NICOLO' O S. GIUSEPPE.
IN CASETTA DI DETTA CAPELLA, DI CUI NE PAGA LA PIGGIONE LA CITTA'
CUSTODITA DA QUATTRO UOMINI SCELTI DEL LUOGO DI BEVERA GIORNO E NOTTE
CAPORALI 1
UOMINI 50
SONO DISTANTI ORE 2.
RESTANO FRANCHI DA UNA GUARDIA ALL'ALTRA GIORNI DODECI CIRCA
SUDDETTE QUATTRO SENTINELLE ANNO OBBLIGO DI NOTTE DI ASCENDERE SOPRA UNO SCOGLIO, CHE RESTA SOTTO IL GIARDINO, MONTE E MONASTERO DELLE MONACHE PER GUARDARE LA SPIAGGIA SOTTO LA COLLA
VI ASSISTE UN DEPUTATO PER LE BOLLETTE, E QUI SI DA SOLAMENTE LA PRATTICA

N. 10 DI S. ROCCO
IN CASETTA DI LEGNO
UOMINI TRE DI GIORNO E DI NOTTE SCELTI DI VENTIMIGLIA ED UNO DI BEVERA
CAPORALI 1
UOMINI 25
-+1DI V3EENTIMIGLIA
CAPORALI 1
UOMINI 50
DI BEVERA
PROVEDONO QUESTI AL POSTO SEGUENTE
DISTANTI ORE DUE
VACANTI GIORNI DODECI PER CIASCHEDUN POSTO
VI ASSISTE UN DEPUTATO DI TERRA PER LE BOLLETTE, E VI SI DA LA PRATICA

N. 11 DELL'ASSE
IN CASETTA DI MATTERIA FABRICATA A QUEST'EFFETTO
UOMINI TRE SCELTI DAL DETTO CAPORALE DI BEVERA GIORNO E NOTTE
DISTANTI E VACANTI COME SOPRA

N. 12 DI NERVIA
IN CASETTA PURE FABRICATA COME SOPRA
UOMINI TRE DI MILIZIE GIORNO E NOTTE DEL SOBORGO DI S. AGOSTINO
CAPORALI 1
UOMINI 24
DISTANTI UN QUARTO D'ORA
VACANTI GIORNI SETTE CIRCA
DI PIU' VI E' UN CAPORALE DI MILIZIE DI VENTIMIGLIA CON UOMINI 15 DESTINATI PER RONDINI DUE PER OGNI NOTTE CIOE' UNO A PONENTE SINO A BALZI ROSSI E L'ALTRO A LEVANTE SINO A NERVIA
VACANTI GIORNI 6
LE RONDE SONO IN N. 30 DEL SECONDO ORDINE DELLA CITTA' DUE PER OGNI NOTTE
LI DEPUTATI ALLA PORTA MARINA SONO IN N. 6 UNO PER GIORNO
LI DEPUTATI DI S. ROCCO DI GIORNO E NOTTE IN N. 20
LI BOLLETTARI SONO IL CANCELLIERE DELLA COMMUNITA' E SUO FRATELLO
  cultura barocca

 

 COMMISSARIATI (DI SANITA') DI VENTIMIGLIA E BORDIGHERA
[RICOGNIZIONI DI MATTEO VINZONI DAL SUO DIARIO DI VIAGGIO PER LA RIVIERA DA PONENTE DA A.S.G., MAGISTRATO COMUNITA' - FILZE VINZONI, 112. DIARIO DEL VIAGGIO ER LE RIVIERE A CAUSA DE' COMMISSARIATI DI SANITA DELLA SANITA' (1722 - 1723 )
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RIPRODUZIONE DELLE REGISTRAZIONI VINZONIANE PER I COMMISSARIATI DI VENTIMIGLIA E BORDIGHERA

" Havendo deliberato l'Ill.mo et Ecc.mo agistrato di Sanità di formare un libro distinto di tutti li Comissariati d'ambi le Riviere, mi honorarono di darmi questa incombenza con particolare Comissione nell'Ill.mi Sig.ri Alessandro pallavicini e Gianni Scaglia, da' quali ricevute le istruzioni e lettera ostensibile per tutti li Ill.mi S.ri Comissarii, partii in compagnia del mio Aiutante S.ri Gio. Batta Musso e Antonio Maria delle Piane.

A 27 Settembre 1722
Imbarcatisi sopra una fregata del Patrone Stefano Pancaldo di San Remo si gionse in detto luogo, al giorno seguente a mezzo giorno, ove andato ad inchinare l'Ill.mo Sig.r Giacomo Grimaldo Comissario generale di detto luo, e presentatagli la lettera ostensibile, letta che l'hebbe, mostrò tutta la difficoltà in permettermi l'essequire la mia incombenza, con risalva però che andando io a Ventimiglia farà quello che faranno l'altri.

a 29 detto
Prese due cavalcature, et una soma per le valigie gionsi alla Bordighera ad hora di terza, dove pure fui a riverir l'Ill.mo S.r Luigi Spinola Comissario, che m'acolse con gentilezza grande, e poi proseguii a Ventimiglia, su la Piazza della quale città ritrovai l'Ill.mo Sig. Cesare Mori Comissario, al quale partecipato quanto mi era stato comandato d'operare, mi ritirai ad un ottimo alloggio.

A 30 detto
Principiai le mie incombenze con la misura delle strade, spiaggie e cale sino alli Balzi rossi, ove è la barriera, e di la per una Costiera disastrosissima sino al confine della Penna, che confina con Mentone e il Castellaro di Nizza, et alla sera di ritorno sì per la stanchezza, come per la notte che ne sopragionse me conveniva dormire al posto della Guardia detta Franpaura servendosi per letti d'un Posta di Stalla e per materazze de nostri Feraioli; e per cena d'un garbuglio di cipolle, zucca, fagioli et ove, e bisognò aspettare sin quasi a mezza notte ad aspettare il vino, che per uno di guardia havevo mandato a comprare alla Mortola distante più di 2 miglia.

A 1 d'ottobre
Ritornai a Ventimiglia per haver proseguito le misure della spiaggia di Late.

A 2 detto
Si misurò la città di Ventimiglia per formar la pianta.

A 3 detto
Si continuò le misure

A 4 detto
Giorno del Santissimo Rosario si tralasciò di misurare

A 5 detto
Il Sig. Sergente Maggior Porro ne diede un sontuoso pranzoo, essendovi anche il Sig.r Capitano Carlo Francesco Palmaro. Alla sera il Sig.r Carlo Antonio Biamonte Cancelliere della Comunità che ha per moglie una di Levanto volse darmi pure un'ottima cena.

A 6 detto
L'Ill.mo Sig. Comissario mi comandò in essecuzione d'ordine ricevuto dalla Camera Ecc.ma che dovessi riconoscere il stato di quella Fortezza detta di S. Paolo, il che essequii, e gliene feci la relazione in scritto, e poi restava seco a pranzo.

A 7 detto Ottobre
Si partì per la Bordighera misurando la spiaggia, che da questa città di Ventimiglia continua sino a detto luogo, ove gionto il detto Ill.mo Sig.r Luiggi Spinola, ne favorì del pranzo, e si principiò la misura del recinto di fuori. Alla sera comandate all'hoste due ove fresche per uno, le portò che poco vi mancava non havessero il pollo dentro di che rimproverato, rispose che erano fresche, mentre non poteva esser un mese che erano nate; la minestra di fideletti mi sembrò pasta da calzolari et il vino era aceto, onde veramente mi parse di essere nel più fetido ospitale, che si ritrovi, e per ultimo compimento appena corcatisi in letto, alorché stracci del misurare e scrivere sin a mezza notte, ne sorpese un così grande esercito di cimici, che bisognò saltar su con tutta celerità, e servirsi de nostri feraioli sopra una cascia per caduno sino che giongesse il giorno per levarsi da tale osteria della misericordia.

A 8 detto
Si continuò le misure e l'Ill.mo Sig. Comissario non solo ci graziò della tenda, ma anche ci provide di letto, sentito quanto sopra seguto al'osteria.

A 9 detto
Si prese il prospetto e si proseguì misurando al solito le spiaggie, cale et altro di questo Comissariato sin alli Confini di quello di San Remo, che gionto al Ospitaletto, spiaggia con poche case, fatta colazione, e non havendovi ritrovato alcun ordine del detto Sir. Comissario di S. Remo, non più si misurò, ma s'avanzamo sino a S. Remo, ove quel Sig.r Comissario hebbe la stessa difficoltà di lasciarmi misurare volendo che l'ordine gli venga dal Trono Serenissimo, anzi mi disse che se volevo aspettare al ritorno della posta haverei sentite le deliberazioni dei Ser.mi Colleggi, il che io non stimai bene di fare per non restar tanto tempo su le spese et inutile senza far alcuna operazione.

A 10 detto Ottobre
Partii con gozzo preso a questo effetto per il Porto Mauritio, ove dall'Ill.mo Sig.r Giacomo Maria de Franchi Comissario e dall'Ill.mo Sig.r Gio Michele de Franchi fui acolto con quella gentilezza loro propria, tanto più che con loro lettere replicatemi alla Bordighera e Ventimiglia me ne havevano fatta premurosa istanza, di colà ritrovarmi prima della terminazione del tempo del suo Comissariato, e da esso ne fu provisto di stanza e tavola. Il mio Aiutante andò a Diano per veder suo fratello.

A 11 detto
Ritornò l'aiutante e principai a prender le misure del Porto Mauritio

........Il Diario continua = vedi Quaini, Sagep, 1983, da pag.60..........

da Cultura-Barocca

lunedì 13 agosto 2018

Iconografia di mulini d'epoca romana



 

In epoca romana esistevano i frantoi, ma la spremitura delle olive avveniva per mezzo di TORCHI mossi dall'uomo o attivati per trazione animale, detti "mulini a sangue". A differenza di quanto accadeva per il grano, spesso macinato in complesse aziende di molitura: un esempio industriale si legge archeologicamente ad ARLES dove si è ricostruita un'INDUSTRIA DI MULINI OPERANTI IN SEQUENZA per realizzare - sfruttando un'EVOLUTA TECNOLOGIA - un grande quantitativo di prodotto da commerciare.

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venerdì 10 agosto 2018

Pubblicità nell'antica Roma imperiale

Alle spalle del TEATRO ad OSTIA, che fu il grande approdo commerciale di Roma, si trova un complesso costituito da un foro, un portico quadrangolare, e le due file di colonne di tipo dorico di cui si vede un particolare nell'immagine.
Nel III sec. d.C. la navata del grande complesso architettonico risalente all'età dell'imperatore Ottaviano Augusto venne divisa in 50 stationes (stanze, cameroni, uffici), che venivano utilizzate dai negozianti e dagli imprenditori, quali sedi di rappresentanza per PUBBLICIZZARE le loro attività (più avanti nel corso delle tante ristrutturazioni l'area della navata venne ingrandita e le stationes furono portate a 64).
Per comodo dell'utenza, sempre frenetica per le contrattazioni, da una serie di mosaici, affreschi, bassorilievi ed altro ancora ci si serviva per pubblicizzare e segnalare celermente le ATTIVITA' che si esercitavano all'interno di ognuna di queste strutture e che facevano capo ad AZIENDE e CORPORAZIONI che operavano realmente su SCALA MONDIALE.
 
Il panificio (pistrinum) di Sotericus, su Via dell'Abbondanza, è uno dei più grandi di Pompei. Il nome del proprietario appare sulle iscrizioni riportate sulle anfore. Oltre alle macine, azionate da muli, si conservano il forno e l'impastatrice: altre tracce, come quella dell'insegna in rilievo, sono andate purtroppo perdute.

La raffigurazione in questo caso serviva come FORMA PUBBLICITARIA per un'azienda di trasporti marittimi.
Chi accedeva a questo ufficio di rappresentanza veniva quindi subito messo al corrente da allusivi mosaici, da disegni ed affreschi ed ancora da scritte di cui rimangono diversi esemplari su quali fossero le attività ivi svolte, su che tipo di transazioni vi si svolgessero ed ancora su quali possibilità di affari vi si potessero finalizzare.
OSTIA era solo il TERMINALE (o viceverse lo SCALO DI PARTENZA) di un impressionante sistema di affari svolti su scala mondiale nella secolare sistematicità del MERCATO APERTO ROMANO IMPERIALE come scrive l'economista CRACCO RUGGINI: e su dimensioni che travalicavano spesso i confini stessi del pur sterminato Impero di Roma come poteva accadere per la VIA DELLE SPEZIE o la VIA DELL'AMBRA da cui si ricavano monili e gioielli molto apprezzati dalla raffinata società imperiale.
L'efficienza dell'IMMAGINE PROMOZIONALE era stata scoperta senza dubbio per la sua rapidità di comunicazione ma anche per valicare gli ostacoli frapposti dalle centinaia di lingue parlate dai sudditi imperiali e da quanti raggiungevano il mondo romano provenendo fin dall'estremità dell'Oriente.
Riconosciute dalle IMMAGINI PROPAGANDISTICHE le mete commerciali ed affaristiche desiderate ci si poteva poi avvalere degli interpreti più adatti e che mai mancavano, spesso messi a disposizione dagli stessi funzionari di queste AZIENDE che (è l'esempio delle "Corporazioni di Arelate" = oggi Arles) avevano uffici in ogni parte dell'ecumene romano ed anche oltre.

da Cultura-Barocca

domenica 5 agosto 2018

Aosta

Aosta: Arco di Augusto - Fonte: Wikipedia
Aosta venne fondata nel 25 a. C. dopo la sottomissione dei Salassi da parte del console romano Terenzio Varrone Murena, che vi insediò una colonia di pretoriani (da qui il nome Augusta Praetoria) e ne fece un importante centro militare. [La fondazione di AUGUSTA PRAETORIA fa parte del piano strategico usato dai romani (e propriamente iniziato da AUGUSTO con la realizzazione dell'ITALIA FELIX) per assicurarsi il controllo ed il dominio dei valichi alpini, ma al tempo stesso deve considerarsi come la conclusione di quei numerosi atti di guerriglia delle popolazioni indigene montane che fonti storiche ed epigrafiche identificano con i Salassi. Il conflitto tra i Romani, che ambivano al controllo dei valichi alpini indispensabili ai fini mercantili, e i Salassi, popoli di origine gallica, indipendenti e fortemente radicati sul territorio canavesano, si risolse con il successo della seconda spedizione militare guidata da Appio Claudio, dopo che la prima nel 141 a.C. era stata sconfitta.]

Sede vescovile dalla metà del sec. V, fu presa da Teodorico ai burgundi che l'avevano occupata; fece parte successivamente dei regni ostrogoto, longobardo, franco, poi, dal 904, del regno di Borgogna. Nella seconda metà del sec. X soffrì delle incursioni saracene. 
Eretta a contea ed assegnata ad Umberto Biancamano nel 1032, fu da allora possesso dei Savoia; nel 1302 divenne ducato, integrato nei domini sabaudi. Rimase tuttavia a lungo controllata dai vescovi di AOSTA e da famiglie nobiliari, quali i Challant, che solo nel 1295 rinunciarono al titolo di visconti di AOSTA. Ripetute concessioni dotarono la citta e il suo territorio di particolari autonomie all'interno dello stato sabaudo: a cominciare dalla Carta delle franchigie, concessa da Tommaso I nel 1191, e un susseguirsi di speciali privilegi che fecero sopravvivere fino alla seconda metà del sec. XVIII (riforme di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III) istituti come gli stati generali e il parlamento o Conseil de Commis, formato da rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia o popolo. La floridezza economica della città decadde a partire dal sec. XVI, allorché Emanuele Filiberto trasferì la capitale dello stato sabaudo da Chambery (Savoia) a Torino (1560); in tal modo AOSTA, che si trovava al centro delle principali correnti di traffico viario e commerciale, se ne trovò improvvisamente emarginata. La città subì a più riprese brevi periodi di occupazione francese (1690-91, 1704-06, 1798-99, 1800-14). Dopo l'Unità AOSTA fece parte della provincia di Torino; elevata a capoluogo di provincia nel 1927, dal 1945 è capoluogo della Regione Autonoma della Valle d'Aosta.
La CITTA' fu ben presto difesa con una linea di mura, quasi completamente conservata, il cui tracciato ripeteva la forma rettangolare quasi quadrata dell'antico castrum, quale un giorno era stato piantato da Terenzio Varrone Murena nella sua campagna di conquista. Le vie dell'interno seguivano tutte un andamento rettilineo e si incontravano ad angolo retto, dando vita a numerose insulae perfettamente delimitate. Una via tagliava la città da E . a O. un'altra da N. a S.: paralleli a queste (dette cardo e decumanus maximus) correvano i cardines e i decumani minores. Un ARCO, sorto all'ingresso della città sulla via che veniva da Roma, onorava Augusto vincitore dei Salassi e, nella sua solida e armonica struttura, rappresenta ancora oggi uno dei più begli esempi di archi onorari romani. Nel cerchio delle mura 4 porte si aprivano sui 4 lati. A oriente la Porta Praetoria, ancora mirabilmente conservata, con le sue cortine che racchiudono il vasto cortile d'armi, limitata nella parte esterna da due massicce torri. A S la Porta Principalis Dextera, sulla quale nel 1200 sorse il castello di Bramafam. A N. della Porta Principolis Sinistra non restano che le fondamenta, e infine a occidente la Porta Decumana, distrutta quasi totalmente durante il periodo napoleonico. La prima insula che si incontra entrando nella città tra il lato E. e il lato N. era riservata ai pubblici edifici. Qui sorgeva il teatro recentemente scavato e restaurato, con la sua piccola e armonica cavea racchiusa per tre lati entro un muraglione di cui rimane un magnifico tratto alto più di 30 m. dal suolo. Più a N. sorgeva l'anfiteatro, forse unito al teatro da un porticato. Quasi al centro della città sorge un altro importante monumento, il Criptoportico, costituito appunto di un portico sotterraneo che gira su tre lati, sviluppandosi per una lunghezza di m 90 ea. per ogni senso. A un livello più alto sono i resti di un tempio la cui posizione, non perfettamente su asse con il centro del porticato, fa supporre l'esistenza di un altro tempio di uguale grandezza. Con molta probabilità questi ultimi monumenti facevano parte del foro, sorgente di regola al centro della città.

La più notevole testimonianza monumentale dell'età medioevale, oltre che dalle numerose torri (Bramafam, del Lebbroso, dei Balivi), è costituita dalla grande collegiata di S. Orso, sorta fuori le mura fra il 994 e il 1025, forse sul sito della cattedrale paleocristiana. Della costruzione primitiva restano soltanto la cripta e le pitture del sottotetto. Il gran campanile isolato, che utilizza nella zona inferiore blocchi della murazione romana, è del 1131. La chiesa attuale è rifacimento quattrocentesco, con volte a costoloni e abside poligonale. Nella sagrestia del coro si conserva il tesoro, raccolta di calici, reliquiari, croci processionali e dipinti. Il chiostro (sec. XII) ha 40 preziosi capitelli figurati, dalla complessa iconografia. Accanto, il priorato (sec. XV) completa il pittoresco insieme della collegiata, con una architettura fortemente chiaroscurata e ricca di calde intonazioni cromatiche

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lunedì 30 luglio 2018

Savona, un tempo...

Savona: vista sulla Fortezza del Priamar - Fonte: Wikipedia
Le origini di Savona risalgono all'insediamento dei Sabatii sul promontorio del Priamar nel IV secolo a.C.
La prima citazione storica è di Tito Livio che definì la località come Savo Oppidum Alpinum nel 205 a.C. e la definì alleata di Cartagine .

L'importanza di SAVONA venne rapidamente meno da quando Roma fondò la citta' di Vada Sabatia.

Tuttavia un qualche tipo di insediamento ed una certa attività sociale, collegata ad un complesso demico, vi sopravvisse: è quanto sostennero (contro una certa miopia interpretativa di archeologi e storici accreditati) Giorgio Rossini, Maria di Dio e Elvio Magnone in una loro collegiale tesi di laurea: grazie anche all'aiuto del relatore Giuseppe Caniggia, concentrando le loro attenzioni su una mappa del 1870 dell'Archivio dell'ufficio tecnico del Comune di Savona, mappa che riproduceva l'assetto di Savona prima delle grandi trasformazioni urbanistiche della città nel II Ottocento, individuarono nella zona detta dei CASSARI un andamento del territorio su assi ortogonali che si individua generalmente allorquando un qualche complesso medievale è stato impiantato su una preesistente castramentazione di epoca romana, come è stato recentemente confermato da alcuni RITROVAMENTI.
VADA SABATIA fu scelta, come centro realizzato ex novo in alternativa alla ancora poco fida Savo storica "capitale" dei liguri Sabatii come punto terminale costiero della consolare Via Aemilia Scauri (109 a.C.), ma quasi certamente solo in età augustea il centro assunse caratteristiche urbane anche in funzione della realizzazione della grande via commerciale Julia Augusta e quindi dell'inserimento di Vada Sabatia nella complessa ramificazione del mercato apero imperiale.
La planimetria di Vado romana è comunque tuttora sconosciuta: anche se si sono rintracciati i resti di una casa romana negli scantinati del municipio di Vado, in Piazza S. Giovanni Battista (II secolo a.C. - IV secolo d.C.).

Sulla base delle fonti, dell'antica cartografia romana tardo imperiale e di alcuni autori tra cui Plinio Seniore è facile supporre tuttavia l'importanza del ruolo della località per i traffici essendo un crocevia di incontri tra strade importanti: vi perveniva, scendendo da Tortona, e poi Acqui, la Julia Augusta e contestualmente vi terminava il suo lungo viaggio la via Aurelia la cui ultima tappa significativa era stata la località ligure costiera di ALBA DOCILIA [In epoca romana sorse, nella pianura di Albisola, un centro di notevole importanza. ALBA DOCILIA è ricordata in alcuni documenti romani e si trova segnata sulla più celebre carta delle strade dell'Impero Romano, compilata nel IV secolo e conosciuta col nome di Tavola Peutingeriana, dal nome del suo scopritore.
Sulla "Tavola Peutingeriana" Alba Docilia è segnata come stazione della strada romana tra Genua (Genova) e Vada Sabatia (Vado), che era allora un nodo stradale di estrema importanza. La strada romana, l'antica via Aurelia, il cui percorso si può ricostruire sulla base di alcune scoperte di tombe e di monete, e che coincide col percorso dell'antica strada a monte, rimase in funzione fino all'epoca napoleonica e fu abbandonata soltanto con la costruzione della litoranea in età napoleonica. La strada romana, per quanto si è potuto dedurre dal lato topografico, doveva fare il suo ingresso in Albisola dalla parte di Genova al Ponte dei Siri, per poi scendere alla Cappella di San Sebastiano, raggiungere le falde del Castellaro, attraversare la contrada Villa di Albisola Superiore e il torrente Sansobbia, toccare la frazione di Grana e quindi proseguire verso Vado, per il Bricco Spaccato. In seguito alle invasioni barbariche, la popolazione di Alba Docilia abbandonò le abitazioni della 'pianura e si ritirò su posizioni più facilmente difendibili, secondo un processo storico che si nota, non soltanto qua, ma in tutto il mondo romano. Sorsero allora e si svilupparono due distinti, centri, corrispondenti ai due futuri comuni delle Albisole]. 

Contestualmente era nota la vitalità dell'approdo marittimo di Vada Sabatia dove sorgevano i terminali di molte aziende commerciali, tra cui, con estrema probabilità, il legname che dall'area pedemontana alimentava l'importante azienda di esportazione di Publio Elvio Pertinace.
Nonostante la carenza di rinvenimenti archeologici un contributo rilevante sull'analisi della romanità nell'agro di Vado romana lo offre lo studio dei ponti della Val Quazzola.
Questa valle, denominata nel Medio Evo Tre Ponti, è tuttora interessata da una mulattiera (chiamata strada romana) che quasi certamente insiste sul percorso antico della Via Aemilia Scauria (il cui tragitto in effetti era più arduo di quello della Julia Augusta specie in prossimità di Capo Noli) e lungo la quale si allineano SEI PONTI ROMANI DI CUI DUE ANCORA TRANSITABILI.

Dopo le invasioni barbariche SAVONA divenne poi un importante insediamento bizantino contro le pressioni degli invasori Longobardi.
SAVONA fu distrutta nel 643 da Rotari re dei Longobardi, ma durante il IX e X secolo diventa capitale della Marca Aleramica e successivamente un libero Comune.

Savona ha poi combattuto una lunga guerra con Genova (il Bertolotti a questi rapporti, mai facili con Genova, e alla storia di Savona dedica questo lungo capitolo del suo libro sulla Liguria Marittima ed anzi esamina in maniera dettagliata ogni cosa...) e ha raggiunto la sua massima espansione quando due cittadini di Savona diventarono Papa: Sixtus IV e Giulius II.

da Cultura-Barocca