lunedì 13 agosto 2018

Iconografia di mulini d'epoca romana



 

In epoca romana esistevano i frantoi, ma la spremitura delle olive avveniva per mezzo di TORCHI mossi dall'uomo o attivati per trazione animale, detti "mulini a sangue". A differenza di quanto accadeva per il grano, spesso macinato in complesse aziende di molitura: un esempio industriale si legge archeologicamente ad ARLES dove si è ricostruita un'INDUSTRIA DI MULINI OPERANTI IN SEQUENZA per realizzare - sfruttando un'EVOLUTA TECNOLOGIA - un grande quantitativo di prodotto da commerciare.

da Cultura-Barocca

venerdì 10 agosto 2018

Pubblicità nell'antica Roma imperiale

Alle spalle del TEATRO ad OSTIA, che fu il grande approdo commerciale di Roma, si trova un complesso costituito da un foro, un portico quadrangolare, e le due file di colonne di tipo dorico di cui si vede un particolare nell'immagine.
Nel III sec. d.C. la navata del grande complesso architettonico risalente all'età dell'imperatore Ottaviano Augusto venne divisa in 50 stationes (stanze, cameroni, uffici), che venivano utilizzate dai negozianti e dagli imprenditori, quali sedi di rappresentanza per PUBBLICIZZARE le loro attività (più avanti nel corso delle tante ristrutturazioni l'area della navata venne ingrandita e le stationes furono portate a 64).
Per comodo dell'utenza, sempre frenetica per le contrattazioni, da una serie di mosaici, affreschi, bassorilievi ed altro ancora ci si serviva per pubblicizzare e segnalare celermente le ATTIVITA' che si esercitavano all'interno di ognuna di queste strutture e che facevano capo ad AZIENDE e CORPORAZIONI che operavano realmente su SCALA MONDIALE.
 
Il panificio (pistrinum) di Sotericus, su Via dell'Abbondanza, è uno dei più grandi di Pompei. Il nome del proprietario appare sulle iscrizioni riportate sulle anfore. Oltre alle macine, azionate da muli, si conservano il forno e l'impastatrice: altre tracce, come quella dell'insegna in rilievo, sono andate purtroppo perdute.

La raffigurazione in questo caso serviva come FORMA PUBBLICITARIA per un'azienda di trasporti marittimi.
Chi accedeva a questo ufficio di rappresentanza veniva quindi subito messo al corrente da allusivi mosaici, da disegni ed affreschi ed ancora da scritte di cui rimangono diversi esemplari su quali fossero le attività ivi svolte, su che tipo di transazioni vi si svolgessero ed ancora su quali possibilità di affari vi si potessero finalizzare.
OSTIA era solo il TERMINALE (o viceverse lo SCALO DI PARTENZA) di un impressionante sistema di affari svolti su scala mondiale nella secolare sistematicità del MERCATO APERTO ROMANO IMPERIALE come scrive l'economista CRACCO RUGGINI: e su dimensioni che travalicavano spesso i confini stessi del pur sterminato Impero di Roma come poteva accadere per la VIA DELLE SPEZIE o la VIA DELL'AMBRA da cui si ricavano monili e gioielli molto apprezzati dalla raffinata società imperiale.
L'efficienza dell'IMMAGINE PROMOZIONALE era stata scoperta senza dubbio per la sua rapidità di comunicazione ma anche per valicare gli ostacoli frapposti dalle centinaia di lingue parlate dai sudditi imperiali e da quanti raggiungevano il mondo romano provenendo fin dall'estremità dell'Oriente.
Riconosciute dalle IMMAGINI PROPAGANDISTICHE le mete commerciali ed affaristiche desiderate ci si poteva poi avvalere degli interpreti più adatti e che mai mancavano, spesso messi a disposizione dagli stessi funzionari di queste AZIENDE che (è l'esempio delle "Corporazioni di Arelate" = oggi Arles) avevano uffici in ogni parte dell'ecumene romano ed anche oltre.

da Cultura-Barocca

domenica 5 agosto 2018

Aosta

Aosta: Arco di Augusto - Fonte: Wikipedia
Aosta venne fondata nel 25 a. C. dopo la sottomissione dei Salassi da parte del console romano Terenzio Varrone Murena, che vi insediò una colonia di pretoriani (da qui il nome Augusta Praetoria) e ne fece un importante centro militare. [La fondazione di AUGUSTA PRAETORIA fa parte del piano strategico usato dai romani (e propriamente iniziato da AUGUSTO con la realizzazione dell'ITALIA FELIX) per assicurarsi il controllo ed il dominio dei valichi alpini, ma al tempo stesso deve considerarsi come la conclusione di quei numerosi atti di guerriglia delle popolazioni indigene montane che fonti storiche ed epigrafiche identificano con i Salassi. Il conflitto tra i Romani, che ambivano al controllo dei valichi alpini indispensabili ai fini mercantili, e i Salassi, popoli di origine gallica, indipendenti e fortemente radicati sul territorio canavesano, si risolse con il successo della seconda spedizione militare guidata da Appio Claudio, dopo che la prima nel 141 a.C. era stata sconfitta.]

Sede vescovile dalla metà del sec. V, fu presa da Teodorico ai burgundi che l'avevano occupata; fece parte successivamente dei regni ostrogoto, longobardo, franco, poi, dal 904, del regno di Borgogna. Nella seconda metà del sec. X soffrì delle incursioni saracene. 
Eretta a contea ed assegnata ad Umberto Biancamano nel 1032, fu da allora possesso dei Savoia; nel 1302 divenne ducato, integrato nei domini sabaudi. Rimase tuttavia a lungo controllata dai vescovi di AOSTA e da famiglie nobiliari, quali i Challant, che solo nel 1295 rinunciarono al titolo di visconti di AOSTA. Ripetute concessioni dotarono la citta e il suo territorio di particolari autonomie all'interno dello stato sabaudo: a cominciare dalla Carta delle franchigie, concessa da Tommaso I nel 1191, e un susseguirsi di speciali privilegi che fecero sopravvivere fino alla seconda metà del sec. XVIII (riforme di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III) istituti come gli stati generali e il parlamento o Conseil de Commis, formato da rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia o popolo. La floridezza economica della città decadde a partire dal sec. XVI, allorché Emanuele Filiberto trasferì la capitale dello stato sabaudo da Chambery (Savoia) a Torino (1560); in tal modo AOSTA, che si trovava al centro delle principali correnti di traffico viario e commerciale, se ne trovò improvvisamente emarginata. La città subì a più riprese brevi periodi di occupazione francese (1690-91, 1704-06, 1798-99, 1800-14). Dopo l'Unità AOSTA fece parte della provincia di Torino; elevata a capoluogo di provincia nel 1927, dal 1945 è capoluogo della Regione Autonoma della Valle d'Aosta.
La CITTA' fu ben presto difesa con una linea di mura, quasi completamente conservata, il cui tracciato ripeteva la forma rettangolare quasi quadrata dell'antico castrum, quale un giorno era stato piantato da Terenzio Varrone Murena nella sua campagna di conquista. Le vie dell'interno seguivano tutte un andamento rettilineo e si incontravano ad angolo retto, dando vita a numerose insulae perfettamente delimitate. Una via tagliava la città da E . a O. un'altra da N. a S.: paralleli a queste (dette cardo e decumanus maximus) correvano i cardines e i decumani minores. Un ARCO, sorto all'ingresso della città sulla via che veniva da Roma, onorava Augusto vincitore dei Salassi e, nella sua solida e armonica struttura, rappresenta ancora oggi uno dei più begli esempi di archi onorari romani. Nel cerchio delle mura 4 porte si aprivano sui 4 lati. A oriente la Porta Praetoria, ancora mirabilmente conservata, con le sue cortine che racchiudono il vasto cortile d'armi, limitata nella parte esterna da due massicce torri. A S la Porta Principalis Dextera, sulla quale nel 1200 sorse il castello di Bramafam. A N. della Porta Principolis Sinistra non restano che le fondamenta, e infine a occidente la Porta Decumana, distrutta quasi totalmente durante il periodo napoleonico. La prima insula che si incontra entrando nella città tra il lato E. e il lato N. era riservata ai pubblici edifici. Qui sorgeva il teatro recentemente scavato e restaurato, con la sua piccola e armonica cavea racchiusa per tre lati entro un muraglione di cui rimane un magnifico tratto alto più di 30 m. dal suolo. Più a N. sorgeva l'anfiteatro, forse unito al teatro da un porticato. Quasi al centro della città sorge un altro importante monumento, il Criptoportico, costituito appunto di un portico sotterraneo che gira su tre lati, sviluppandosi per una lunghezza di m 90 ea. per ogni senso. A un livello più alto sono i resti di un tempio la cui posizione, non perfettamente su asse con il centro del porticato, fa supporre l'esistenza di un altro tempio di uguale grandezza. Con molta probabilità questi ultimi monumenti facevano parte del foro, sorgente di regola al centro della città.

La più notevole testimonianza monumentale dell'età medioevale, oltre che dalle numerose torri (Bramafam, del Lebbroso, dei Balivi), è costituita dalla grande collegiata di S. Orso, sorta fuori le mura fra il 994 e il 1025, forse sul sito della cattedrale paleocristiana. Della costruzione primitiva restano soltanto la cripta e le pitture del sottotetto. Il gran campanile isolato, che utilizza nella zona inferiore blocchi della murazione romana, è del 1131. La chiesa attuale è rifacimento quattrocentesco, con volte a costoloni e abside poligonale. Nella sagrestia del coro si conserva il tesoro, raccolta di calici, reliquiari, croci processionali e dipinti. Il chiostro (sec. XII) ha 40 preziosi capitelli figurati, dalla complessa iconografia. Accanto, il priorato (sec. XV) completa il pittoresco insieme della collegiata, con una architettura fortemente chiaroscurata e ricca di calde intonazioni cromatiche

da Cultura-Barocca

lunedì 30 luglio 2018

Savona, un tempo...

Savona: vista sulla Fortezza del Priamar - Fonte: Wikipedia
Le origini di Savona risalgono all'insediamento dei Sabatii sul promontorio del Priamar nel IV secolo a.C.
La prima citazione storica è di Tito Livio che definì la località come Savo Oppidum Alpinum nel 205 a.C. e la definì alleata di Cartagine .

L'importanza di SAVONA venne rapidamente meno da quando Roma fondò la citta' di Vada Sabatia.

Tuttavia un qualche tipo di insediamento ed una certa attività sociale, collegata ad un complesso demico, vi sopravvisse: è quanto sostennero (contro una certa miopia interpretativa di archeologi e storici accreditati) Giorgio Rossini, Maria di Dio e Elvio Magnone in una loro collegiale tesi di laurea: grazie anche all'aiuto del relatore Giuseppe Caniggia, concentrando le loro attenzioni su una mappa del 1870 dell'Archivio dell'ufficio tecnico del Comune di Savona, mappa che riproduceva l'assetto di Savona prima delle grandi trasformazioni urbanistiche della città nel II Ottocento, individuarono nella zona detta dei CASSARI un andamento del territorio su assi ortogonali che si individua generalmente allorquando un qualche complesso medievale è stato impiantato su una preesistente castramentazione di epoca romana, come è stato recentemente confermato da alcuni RITROVAMENTI.
VADA SABATIA fu scelta, come centro realizzato ex novo in alternativa alla ancora poco fida Savo storica "capitale" dei liguri Sabatii come punto terminale costiero della consolare Via Aemilia Scauri (109 a.C.), ma quasi certamente solo in età augustea il centro assunse caratteristiche urbane anche in funzione della realizzazione della grande via commerciale Julia Augusta e quindi dell'inserimento di Vada Sabatia nella complessa ramificazione del mercato apero imperiale.
La planimetria di Vado romana è comunque tuttora sconosciuta: anche se si sono rintracciati i resti di una casa romana negli scantinati del municipio di Vado, in Piazza S. Giovanni Battista (II secolo a.C. - IV secolo d.C.).

Sulla base delle fonti, dell'antica cartografia romana tardo imperiale e di alcuni autori tra cui Plinio Seniore è facile supporre tuttavia l'importanza del ruolo della località per i traffici essendo un crocevia di incontri tra strade importanti: vi perveniva, scendendo da Tortona, e poi Acqui, la Julia Augusta e contestualmente vi terminava il suo lungo viaggio la via Aurelia la cui ultima tappa significativa era stata la località ligure costiera di ALBA DOCILIA [In epoca romana sorse, nella pianura di Albisola, un centro di notevole importanza. ALBA DOCILIA è ricordata in alcuni documenti romani e si trova segnata sulla più celebre carta delle strade dell'Impero Romano, compilata nel IV secolo e conosciuta col nome di Tavola Peutingeriana, dal nome del suo scopritore.
Sulla "Tavola Peutingeriana" Alba Docilia è segnata come stazione della strada romana tra Genua (Genova) e Vada Sabatia (Vado), che era allora un nodo stradale di estrema importanza. La strada romana, l'antica via Aurelia, il cui percorso si può ricostruire sulla base di alcune scoperte di tombe e di monete, e che coincide col percorso dell'antica strada a monte, rimase in funzione fino all'epoca napoleonica e fu abbandonata soltanto con la costruzione della litoranea in età napoleonica. La strada romana, per quanto si è potuto dedurre dal lato topografico, doveva fare il suo ingresso in Albisola dalla parte di Genova al Ponte dei Siri, per poi scendere alla Cappella di San Sebastiano, raggiungere le falde del Castellaro, attraversare la contrada Villa di Albisola Superiore e il torrente Sansobbia, toccare la frazione di Grana e quindi proseguire verso Vado, per il Bricco Spaccato. In seguito alle invasioni barbariche, la popolazione di Alba Docilia abbandonò le abitazioni della 'pianura e si ritirò su posizioni più facilmente difendibili, secondo un processo storico che si nota, non soltanto qua, ma in tutto il mondo romano. Sorsero allora e si svilupparono due distinti, centri, corrispondenti ai due futuri comuni delle Albisole]. 

Contestualmente era nota la vitalità dell'approdo marittimo di Vada Sabatia dove sorgevano i terminali di molte aziende commerciali, tra cui, con estrema probabilità, il legname che dall'area pedemontana alimentava l'importante azienda di esportazione di Publio Elvio Pertinace.
Nonostante la carenza di rinvenimenti archeologici un contributo rilevante sull'analisi della romanità nell'agro di Vado romana lo offre lo studio dei ponti della Val Quazzola.
Questa valle, denominata nel Medio Evo Tre Ponti, è tuttora interessata da una mulattiera (chiamata strada romana) che quasi certamente insiste sul percorso antico della Via Aemilia Scauria (il cui tragitto in effetti era più arduo di quello della Julia Augusta specie in prossimità di Capo Noli) e lungo la quale si allineano SEI PONTI ROMANI DI CUI DUE ANCORA TRANSITABILI.

Dopo le invasioni barbariche SAVONA divenne poi un importante insediamento bizantino contro le pressioni degli invasori Longobardi.
SAVONA fu distrutta nel 643 da Rotari re dei Longobardi, ma durante il IX e X secolo diventa capitale della Marca Aleramica e successivamente un libero Comune.

Savona ha poi combattuto una lunga guerra con Genova (il Bertolotti a questi rapporti, mai facili con Genova, e alla storia di Savona dedica questo lungo capitolo del suo libro sulla Liguria Marittima ed anzi esamina in maniera dettagliata ogni cosa...) e ha raggiunto la sua massima espansione quando due cittadini di Savona diventarono Papa: Sixtus IV e Giulius II.

da Cultura-Barocca


giovedì 26 luglio 2018

Sulla "Reconquista"

 

La RECONQUISTA CRISTIANA della Penisola Iberica a partire dal X secolo fu condotta dai regni cristiani del nord: GALIZIA, LEON, CASTIGLIA, ARAGONA.
Tale impresa fu peraltro resa più agevole dal frammentarismo politico degli ARABI di SPAGNA in più emirati e quindi dalla loro intrinseca difficoltà ad organizzarsi, vinte le reciproca diffidenze, in una forza unica e massiccia.
L'espansione cristiana alla fine dell'XI secolo giunse sino al fiume TAGO ed investì la città di TOLEDO, l'antica capitale dei VISIGOTI che divenne CRISTIANA e CASTIGLIANA nel 1085.
Negli anni immediatamente seguenti la RECONQUISTA si fermò per la riunificazione degli ARABI sotto la dinastia berbera degli ALMORAVIDI: successivamente la forza di resistenza araba fu garantita dagli ALMOHADI sostenuti dagli Stati nordafricani del MAGHREB.

La RECONQUISTA a danno degli ARABI divenne rilevante nel XIII sec. e fu caratterizzata in modo decisivo dalla grande vittoria cristiana a LAS NAVAS DE TOLOSA che aprì la strada ad ulteriori conquiste: in particolare CORDOBA, l'antica, splendida capitale del califfato arabo, si arrese ai Cristiani nel 1236 di modo che alla metà del '200 il dominio arabo in Spagna fu ridotto al piccolo regno meridionale di GRANADA.

In ANDALUSIA il REGNO DI GRANADA resistette alla RECONQUISTA CRISTIANA sin al 1492 quando venne invasa dalle armate dei sovrani cattolici FERDINANDO IL CATTOLICO e ISABELLA DI CASTIGLIA [nella città si trova la Cappella reale della cattedrale [1504-1521] opera rinascimentale in cui si trovano le tombe di questi due sovrani: accanto ad esse esistono anche quelle di FILIPPO IL BELLO e GIOVANNA LA PAZZA).
La RICONQUISTA segnò, con l'unificazione politica garantita peraltro dal matrimonio tra Ferdinando e Isabella, l'avvento della SPAGNA MODERNA, UNITARIA E NAZIONALE: contemporaneamente l'impresa di CRISTOFORO COLOMBO che, partendo dall'anonimo porto di PALOS, scoperse il NUOVO MONDO, segnò decisamente l'affermarsi della Spagna come grande potenza europea e mondiale, destinata a svolgere un ruolo politico-militare di primissimo piano tra i secoli XVI e XVII, soprattutto sotto il governo degli imperatori e re Carlo V e Filippo II nel XVI secolo ed a proporsi come principale antemurale contro i nuovi invasori, i TURCHI.
La RECONQUISTA DI GRANADA, celebrata dal mondo cristiano come un trionfo sull'ISLAM, fu in realtà agevolata dal fatto che il REGNO di GRANADA nel XV secolo era ormai travagliato da feroci lotte interne tra gli stessi Arabi sì che alla fine fu una facile preda.
GRANADA era sorta al tempo della CONQUISTA ARABA presso l'antico centro romano di ILIBERIS: in seguito divenne la capitale del REGNO fondato dallo ziride ZAWI, venuto dall'AFRICA per entrare al servizio degli AMIRIDI DI CORDOBA.

Il REGNO DI CORDOBA conobbe il massimo splendore sotto la dinastia dei NASRIDI (XIII-XIV sec.) e fu il più duraturo dei possedimenti arabi in Spagna, caratterizzato peraltro dalla realizzazione di splendide testimonianze dell'arte islamica tra cui il GENERALIFE o residenza estiva del califfo ed in particolare l'ALHAMBRA (in arabo significa "fortezza rossa"): si tratta d'un complesso di edifici disposto sulla collina dell'Asabica ad est di GRANADA. La parte più antica è l'ALCAZABA costruita nel '200 per volere di Muhammad I ibn al-Ahmar: lo straordinario complesso, capolavoro dello stile moresco, fu quindi portato a termine sotto i sultani YUSUF I e MUHAMMAD V nel XIV secolo.

da Cultura-Barocca