sabato 22 settembre 2018

Sulla Repubblica Ligure sorta sulla scia della Rivoluzione Francese

 
Le guerre su scala locale, specie con il Piemonte Sabaudo, e poi i grandi conflitti internazionali contribuirono alla caduta della Serenissima Repubblica di Genova e quindi sulla scorta della Rivoluzione Francese e poi delle gesta di Bapoleone Bonaparte e dell'Armata d'Italia, come altri Stati italiani, la vecchia Repubblica fu organizzata nella REPUBBLICA LIGURE O REPUBBLICA DEMOCRATICA LIGURE, la cui effimera esistenza passò attraverso fasi drammatiche qui riassunte cui neppure restò estraneo il poeta Ugo Foscolo. 

Il tutto fino a quando il Bonaparte fattosi IMPERATORE ASSIMILO' LA LIGURIA NEL SUO DOMINIO, sopprimendo pure altre REPUBBLICHE SORTE SULLA LINEA DEL GIACOBINISMO, IN ITALIA E NON, ED AFFIDANDOLE AI CONGIUNTI COME DOMINI FILOFRANCESI.

La scelta napoleonica comportò luci ed ombre ed accanto a provvedimenti di decisa modernizzazione (si ricordi il Codice Napoleonico ma non solo) comportò opzioni decisamente ben poco accettate specie per la centralizzazione del potere (anche sotto forma di una centralizzazione culturale, nel caso ligure a vantaggio di Genova, con l'impoverimento di antiche, gloriose strutture culturali in particolare ecclesiastiche) e per le opzioni oggettivamente innovative in alcuni settori della Chiesa ma sostanzialmente spesso anticlericali e, nel contesto epocale, mediamente antipopolari, soprattutto in Italia. 

E' da dire che Napoleone non fu edotto da quanto aveva dovuto affrontare con pericoli per la sua stessa sopravvivenza la REPUBBLICA LIGURE - come qui si può leggere ai tempi della pur domata CONTRORIVOLUZIONE DEL 1797 = nel contesto dei proclami e dei resoconti d'archivio qui riportati è emblematico quanto dal Governo rivoluzionario scritto il 22 ottobre 1797 a difesa della Rivoluzione (con una notazione da non sottovalutare per i Parroci) sì da farsi basilari divulgatori tra il popolo delle idee nuove di Democrazia ed ancora più cio' che venne espressamente chiesto anzi "invocato" il 19 novembre 1797 ai Parroci [entro il monumentale apparato della Chiesa proprio i Parroci, anche perché stabilmente a contatto con la popolazione -oltre che per la scolarizzazione e vari compiti burocratici svolti in surroga degli Stati- erano molto importanti per l'informazione anche su tematiche non religiose: come nel caso settecentesco delle istruzioni agronomiche e la dispersione di superstizione come la non commestibilità del "pomo di terra" o patata, arma epocale contro le carestie generate anche da tante guerre con relativi saccheggi]. Attesi i noti contrasti in Francia in merito alla "Costituzione Civile del Clero" e quindi il contrasto tra "preti costituzionali" e "preti refrattari" anche in Liguria, pur se entro una diversa prospettiva, si temeva l'influsso del clero sul popolo e della sua possibile invocazione contro il nuovo regime ligure data anche l'enorme struttura clericale che da secoli assisteva lo Stato anche in campo sociale e amministrativo. 

Dalla sopra proposta Legge della Repubblica Ligure del 8 marzo 1799 e del 4 aprile 1799 (che potremmo definire di semplificazione in campo amministrativo ligure), promulgata a Genova nel Palazzo Nazionale su sanzioni del Consiglio dei Sessanta, del Consiglio dei Seniori e del Direttorio Esecutivo, editata dalla Stamperia della Gazzetta Nazionale, si evincono molti dati non escluse le considerazioni su istruzione pubblica e stabilimenti religiosi basilari ai fini dell'informazione e della persuasione = data l'importanza della LEGGE DEL 1799 qui di seguito se ne propone una ben leggibile digitalizzazione per Titoli, Parti, Articoli ai fini di una migliore comprensione di questo processo di ammodernameno amministrativo repubblicano:

- 1 - PREMESSA DEL CONSIGLIO DEI SESSANTA - 2 - TITOLO PRIMO . DELLE AMMINISTRAZIONI GIURISDIZIONALI - PARTE PRIMA DELLA LORO ORGANIZZAZIONE = CAPI 1 - 9 - 3 - TITOLO PRIMO . DELLE AMMINISTRAZIONI GIURISDIZIONALI - PARTE PRIMA DELLA LORO ORGANIZZAZIONE = CAPI 10 - 17 - 4 - PARTE SECONDA - FUNZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE GIURISDIZIONALE = CAPO 18 DISTINTO IN VARI COMMI - 5 - CONTRIBUZIONI = CAPI 19 - 24 - 6 - CONTRIBUZIONI = CAPO 25 - 7 - BENI NAZIONALI = CAPI 26 - 29 - 8 - INSTRUZIONE PUBBLICA, STABILIMENTI RELIGIOSI, E SOCCORSO PUBBLICI = CAPI 30 - 33- 9 - LAVORI PUBBLICI = CAPI 34 - 35 - 10 - POLIZIA GENERALE (NEL SENSO ESTESO DI GUARDIA NAZIONALE, ESERCITO, GENDARMERIA, CARCERI, CONTROLLO VIARIO ECC.) = CAPI 36 - 44 - 11 - SORVEGLIANZA SULLE AMMINISTRAZIONI MUNICIPALI = CAPI 45 - 50 - 12 - " ESTREMI DEL CONSIGLIO DEI SENIORI E ORDINI DEL DIRETTORIO ESECUTIVO SU PUBBLICAZIONE, ESECUZIONE, APPLICAZIONE DEI SIGILLI DI NORMA IN MERITO ALLA LEGGE " - 13 - " COORDINATE DI STAMPA " - 14 - " SUL RETRO = NOTAZIONE MANOSCRITTA DELLA CANCELLERIA IN MERITO ALLE FINALITA' DI QUESTA LEGGE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA "

 da Cultura-Barocca

lunedì 10 settembre 2018

Cenni sugli inizi della pubblicità in epoca moderna

 
In Francia, sulla Gazette di Theophraste Renaudot, uscita nel 1631, apparve, nel sesto numero, l'annuncio a pagamento di un medico: contestualmente pure in Italia comparvero i primi fogli volanti destinati a pubblicizzare alcuni PRODOTTI, specie di ambito medico e farmaceutico.
Anche in Gran Bretagna, alla metà del secolo, uscirono in gran numero gazzette e fogli di avvisi recanti notizie di interesse commerciale: in breve tempo le inserzioni divennero un fatto abituale, soprattutto per gli importatori di nuovi prodotti dalle colonie.
Nel 1652 comparve su una gazzetta il primo annuncio che pubblicizzava un'offerta di caffè; nel 1657 era la volta del cioccolato e nel 1658 del tè.
Per tutto il '600 gli annunci presentano per lo più servizi tradizionali (spettacoli teatrali, medici) o nuovi prodotti d'importazione. Una svolta si ha invece nel primo decennio del '700.
Compaiono all'epoca i primi annunci comparativi: barbieri e medici cercano di convincere i lettori della propria superiorità sui concorrenti con iperbolici confronti.
Sempre in quegli anni, nel 1704, esce anche il primo quotidiano americano, Boston News-Letter, fin dagli esordi ricco di annunci pubblicitari.
Nel 1735 nasce il primo periodico interamente dedicato alla piccola PUBBLICITA': e Les Petites Annonces, fondato in Francia dall'abate Jean-Louis Aubert.
Dieci anni dopo, nel 1745, ne segue le orme a Londra The General Advertiser.
Nel 1751 l'abate Aubert sviluppò ulteriormente la sua idea originaria e fece uscire a Parigi La Petite Affiche, un giornale, che divenne presto famoso, tutto di PUBBLICITA' COMMERCIALE.
Con la rivoluzione industriale venne moltiplicandosi sia il numero dei giornali sia la quantità degli annunci ospitati.
Anche l'Italia seguiva il crescente orientamento commerciale della stampa. Nel 1760 Gasparo Gozzi fondava la Gazzetta veneta, nel cui sottotitolo si leggeva fra l'altro: contiene tutto quello che e da vendere e comperare... il prezzo delle merci, il valore dei cambi.
Nel primo numero (5-I-1760) del Giornale di Torino e delle sue province un prospetto segnalava che le notizie e i cartelli distribuiti in vari articoli indicanti ciascuno un particolare utile, annunziano specialmente i beni, i censi, le case... aziende da vendere o da cedere... appartamenti, case mobigliate o no.
Il sec. XIX vede la grande esplosione dei quotidiani e dei settimanali: aumenta il loro numero, si espande il pubblico dei lettori, cambia il prezzo e con esso il profilo del prodotto. In questa evoluzione la PUBBLICITA'gioca un ruolo essenziale.
Nel 1830 ci sono negli Stati Uniti 1200 quotidiani: nel 1860 sono diventati 3000.
Nel 1741 ci sono solo due periodici, pubblicati a Filadelfia: nel 1850 sono circa 700 e diventano 1200 nel 1870.
In Francia nel 1836 i lettori di quotidiani non erano più di 70.000; nel 1846, dieci anni dopo, c'erano 200.000 lettori solo a Parigi.
La PUBBLICITA' era intervenuta massicciamente consentendo di abbassare drasticamente il prezzo e di trasformare il quotidiano da prodotto di elite in prodotto popolare.
La concorrenza feroce che si ebbe alla fine degli anni '30 sul mercato francese ne è un esempio molto chiaro.
Nel 1836 Emile de Girardin, che diventerà famoso per essere stato il primo a concepire l'idea di pubblicare romanzi a puntate nei giornali, lanciò un nuovo quotidiano, La Presse (uscì il 1° luglio) che si distingueva dagli altri per due particolari importanti: costava in abbonamento 40 franchi (invece che 80) e dedicava la quarta pagina per intero agli annunci pubblicitari (come già faceva il Times), con il dichiarato proposito di colmare cosi i minori introiti di vendita.
L'abbonato del giornale - scriveva Girardin - deve pagare solo lo stretto costo della carta, della stampa e della spedizione postale. Sta alla PUBBLICITA'coprire le spese di redazione, composizione e amministrazione.
La formula di Girardin ebbe enorme fortuna, anche perché ai suoi due collaudati strumenti di successo: il buon mercato e l'annuncio, Girardin ne unì - come scrisse un critico dell'epoca - un altro, potentissimo: il feuilleton, che sostituiva vantaggiosamente le ricette per la marmellata (il riferimento e al Journal des Connaissances Utiles, che Girardin editava prima della Presse, riuscendo, all'apice del successo, a toccare il milione di abbonati).
L'invenzione editoriale di Girardin assegna alla PUBBLICITA' la posizione di preminenza che detiene tuttora all'interno del sistema dei media: quella di finanziatore delle testate in cambio di una quota dell'attenzione che esse riescono a catturare presso il pubblico. Gli editori cominciano a comprendere che il nucleo della loro attività non è vendere notizie ai lettori, bensì lettori alle aziende.
I quotidiani cominciano ad uscire sotto il prezzo di costo, nasce la penny press negli Stati Uniti e il giornale da due soldi in Francia, compaiono gli intermediari della PUBBLICITA' che acquistano all'ingrosso spazi dagli editori e li rivendono al dettaglio, a prezzi più alti, agli inserzionisti.
Volney Palmer, il primo agente pubblicitario degli Stati Uniti, apre la sua agenzia nel 1840. Per circa 20 anni gli agenti furono dei semplici concessionari di spazi (l'attività resiste ancor oggi in alcuni paesi, tra cui l' Italia: le agenzie concessionarie vendono gli spazi di quotidiani e periodici su mandato dell'editore che in tal modo evitano di sobbarcarsi un'attività capillare e complessa e inoltre riceve nella gran parte dei casi, congrui anticipi).
Dopo il 1860, però, le agenzie cominciano ad evolvere. Non vendono più soltanto gli spazi pubblicitari, ma - per agevolarne l'acquisto da parte degli inserzionisti - scrivono il testo degli annunci, scelgono i caratteri tipografici, realizzano le prime illustrazioni. In sintesi, gli agenti pubblicitari hanno ormai tutti costituito le proprie agenzie e stanno passando sull'altro lato della barricata: non vendono più spazi per conto degli editori, ma lo acquistano e lo riempiono per conto delle aziende.
Nel 1864 aprì Carkon & Smith che nel 1878 venne inglobata nella J. Walter Thompson, per molti anni la prima azienda di PUBBLICITA' americana e tuttora ai primissimi posti delle classifiche mondiali. Nel 1869 aprì N. W. Ayer & Son, tuttora attiva, che ben presto assorbì un'agenzia più vecchia - ancora di tipo concessionario -, la Jay Coe & Co. che a propria volta aveva incorporato l'agenzia di Volney Palmer.
Negli stessi anni in Europa comincia a diffondersi, grande successo, il manifesto pubblicitario. Nel 1866 compaiono le eleganti affiches a due colori del profumiere Rimmel disegnate da Jules Cheret. In Francia si dedicano a realizzarli nomi famosi, da Honoré Daumier a Edouard Manet, da Privat-Livemont a Toulouse-Lautrec (che nell'ultimo decennio del secolo ne disegna ben 31 per libri, cosmetici, spettacoli).
PAGINA DEI PICCOLI ANNUNCI DE L'ILLUSTRATION DEL LUGLIO 1872
All'inizio del '900 la PUBBLICITA' è ormai un settore d'attività strutturato, con dimensioni non marginali e precise regole operative. 
Nascono riviste specializzate di settore (la più famosa é l'americana Printers' Ink), compaiono manuali pubblicitari; nel 1903 esce The Theory of Advertising di W. D. Scott che propugna la necessità di modellare le campagne secondo le scoperte della psicologia; nel 1905 appare Modern Advertising di Calkins e Holden, che qualifica la PUBBLICITA' come una potente forza commerciale). 
Poi, vengono messe in cantiere le prime ricerche di mercato che ben presto con i loro dati orientano creazione degli annunci (Charles Coolidge Parlin costituì nel 1910 il primo ufficio di Commercial Research presso Curtis Publishing Company di Boston). 
In questa fase le agenzie di PUBBLICITA' hanno raggiunto ormai configurazione operativa ben definita, non troppo diversa da quella attuale: pianificano strategie, spesso sulla base di ricerche empiriche ad hoc (la tecnica del questionario, messa a punto durante il primo conflitto mondiale per migliorare locazione delle reclute, conosce ben presto vasta diffusione) creano ed eseguono campagne pubblicitarie e le distribuiscono attraverso spazi comperati sui principali mezzi di comunicazione. 
Nel 1922 negli Stati Uniti cominciano a trasmettere stabilmente le prime stazioni radio (ve ne sono ben 576 autorizzate il 1°-I-1923) e subito la PUBBLICITA' appare come la fonte di finanziamento più efficace per rendere vitale il nuovo mezzo mediante programmi di largo interesse (la scrittura di orchestre e a famosi era naturalmente molto costosa).
Il 28-VIII-1922 una stazione della AT&T mandò in onda il primo annuncio commerciale della storia radiofonica, quasi 10 minuti di trasmissione pagati dalla Queensboro Co. per lanciare una campagna di vendita degli appartamenti di un condominio alla periferia di New York.
L'esempio della Queensboro fu imitato da molte altre aziende, sia pure con formule diverse (alcuni inserzionisti producevano da sé i programmi firmandoli con il proprio marchio e li offrivano poi gratis alle stazioni: forma di sponsorizzazione in anticipo sui tempi): alla metà gli anni '20 la PUBBLICITA' poteva svincolarsi dalla parola scritta e raggiungere anche il pubblico che non aveva familiarità con la lettura.
La sua gamma di canali per la comunicazione poteva dirsi completa già agli albori del più formidabile mezzo di pubblicizzazione finora elaborato, cioè la televisione, che negli Stati Uniti cominciò a diffondersi tra il 1948 e il 1952 (l'anno in cui compaiono le prime reti nazionali).




venerdì 7 settembre 2018

Proceno (VT)

Fonte: Wikipedia
Proceno in provincia di Viterbo è un comune con 632 abitanti, che dista dal Capoluogo circa 60 km.
Centro agricolo dei Monti Volsini, alle falde nord-occidentali del rilievo vulcanico. Sorge su un poggio digradante verso la confluenza del torrente Stridone con il fiume Paglia.
Il borgo medievale di Proceno si trova in una zona ricca di reperti etruschi e di monumenti romani, medievali e rinascimentali, a testimonianza delle presenze di antiche civiltà.  

Di origine etrusca, come testimoniano i sepolcreti scoperti nelle vicinanze dell'abitato, vuole la tradizione che sia stato fondato da Porsenna nel secolo VI a.C. 

Nell'alto Medioevo fece parte del Marchesato di Toscana (secolo X) e fu ereditato dalla Chiesa dopo la morte di Matilde di Canossa nel 1115. Assoggettato al Comune di Siena alla fine del secolo XIV, appartenne poi agli Sforza .
Il nucleo più antico ha numerosi edifici medievali, in gran parte diroccati o rimaneggiati, tra i quali emerge la rocca, con torrioni e torri. 
Di fondazione medievale sono pure la parrocchiale, la Chiesa di Sant'Agnese e quella di Santa Maria del Giglio, largamente riprese in diversi periodi, con resti di strutture originarie e interessanti altari e decorazioni dal secolo XVI in poi (particolarmente notevoli sono gli affreschi cinquecenteschi di Santa Maria del Giglio). 
Meno alterata nella sua semplice struttura ogivale, ma in stato di abbandono, è la Chiesa di San Martino, con deperiti resti di una larga decorazione ad affresco coeva. Numerosi sono anche gli edifici con caratteri rinascimentali, tra cui il palazzo Sforza, eretto nella prima metà del secolo XVI e decorato verso la fine dello stesso, anch'esso in condizioni di deperimento. Infine, del periodo barocco resta una caratteristica chiesetta. 
Il Castello di Proceno (VT) è una fortezza medievale del XII sec. sorta su una collina a guardia e protezione dell'antico borgo e delle vallate sottostanti, luoghi di confine e quindi di cruente battaglie. 
Un raro esempio di fortificazione medievale; le sue strutture si presentano ai nostri occhi nella forma originale. La pianta, di forma pentagonale, include una torre maggiore e due torrette secondarie collegate tra loro da cammini di ronda e da un ponte levatoio.

da Cultura-Barocca
 

sabato 1 settembre 2018

Su Saorge

Saorge (Saorgio) - Fonte: Wikipedia
Sospel (Sospello) da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993
Nella relazione è scritto:"da Breglio poi andando continuamente per detta strada del sale (da Mentone a Sospello a Breglio) si va a Saorgio, Briga e Tenda ed altri luoghi di detto dominio di Savoia, e da Saorgio si può passare a Pigna, pure Dominio di Savoia per le montagne et boschi chiamati il Leone, Pascale et altri, boschi con strade non molto buone e difficilissime per l'ordinanza, ma facili alla sfilata e gionti a Pigna si può venire verso l' Isola [Isolabona (IM) sulle cui alture correva la strada romana per il tratto di Veonegi] e Dolc'acqua dei sudditi del Signore di Dol'acqua, ma facile a mio parere a guardarsi, passando per strada buona, che fa riva altissima e precipitosissima nella Fiumara di Nervia, nella qual strada vi sono molti passi da potersi trinchierare e particolarmente dove si dice il ponte di Bonda, dove finisce li Confini di Savoia e cominciano quelli di Dolc'acqua, facile a guardarsi ed impedire il passar avanti [qui viene descritta la strada di valle vera e propria che nei secoli rimase sempre una direttrice strategica]. Giunti all'Isola, dominio di Dolc'acqua vi sono anche doe strade, una alla volta d'Apricale e Perinaldo pure Dominio di Dolc'acqua, di dove si può calare ed andare al Soldano e poi a Valle Crosa Dominio della Serenissima (Genova) per un vallone ma facilissimo e facile col consenso del Signore di Dolc'acqua a ripararsi, per esservi cattive strade. E poi gionti a Valle Crosia si andarà a Ventimiglia, non essendovi riparo di natura alcuno. E l'altro (tragitto da Isolabona) dall'isola in Dolc'acqua facile e per buona strada, senza impedimenti o almeno senza impedimento tale di potere trattenere il passo, giuntivi Dolc'acqua, che non piacerà a Dio, Dominio di suddetto Signore, non possono da altri essere impediti se non per detto luogo di Dolc'acqua e facile a trattenere ogniuno..."(mentre ribadiva il ruolo viario della media valle e di Dolceacqua, il magistrato esprimeva il timore genovese che i nobili locali cedessero alle pressioni per un'alleanza con i Savoia).
A questo documento (in Arch. di Stato di Genova-Sala Foglietta, Militarium, n. 1140 ) seguì una relazione del 1631-2 dell'Ispettore Giovanni Vincenzo Imperiale che, mentre qualificava pessima la strada costiera che portava da Sanremo a Bordighera, definiva da carrozza cioé praticabile con cavalli e carri la buona strada che da Pigna portava a Dolceacqua e poi a Camporosso: il tragitto era giudicato importante e ben custodito dalle Amministrazioni per le potenzialità commerciali e militari (A.G.BARRILI, Viaggi di Gian Vincenzo Imperiale in "Atti Soc. Lig. Storia Patria", XXIX, Genova, 1898, p. 243 e 713).

 

Il nome di Saorge non è chiarissimo.
Potrebbe rimandare a forme latineggianti Saurgium, Saurcium, Savorge, Saurcio, Saourg, Saorgio, Saorge: sono le tante forme sotto cui compare nei secoli il nome della località.

 

Nel '600 il notaio ligure Castaldi nella sua "Descritione della Liguria", laddove, citando il colle di Tenda (detto però Colle de Cornia) notò che per tale luogo da tempo "si passa il sale per il Piemonte et si tiene sempre aperto il passo in tempo di neve per la condotta".
Tenendo conto che punti viari importanti erano Cuneo (scritto Cuni), Briga (Bria), Saorge, (Savorgio) e anche Breil (scritto Bleil).
Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993
Mille anni prima dei Romani, le valli alpestri francesi erano occupate da tribù liguri di origine alpina che vivevano secondo i principi della civiltà pagense.
Nei secoli sfileranno i diversi vincitori delle guerre combattute in questi siti.
Le conquiste, da quelle dei romani e dei barbari fino ai saraceni e ancora di altri conquistatori più moderni, hanno accreditato nel corso dei tempi la reputazione strategica e di imprendibilità del luogo.
Saorge ai tempi della romanità faceva parte dell'amministrazione del municipio romano di Albintimilium.
Nel XIX sec. a Saorgio sul monte Malamorte, presso la parrocchiale, si scoprì l'iscrizione funebre di un Marcus Atilius Alpinus: era una stele funeraria di estensione di famiglia (una gens Atilia), forse dedicata al personaggio per qualche obbligo testamentario connesso al lascito di un'eredità se non di un fondo sito presso Saorgio.

Marcus Atilius Alpinus era stato nel municipio imperiale di Albintimilium magistrato edile.
II ritrovamento di questa lapide del primo abitante noto di Saorge ha alimentato varie ipotesi, non escluse quelle di un insediamento o di una villa di sua proprietà in questo luogo dell' entroterra di Ventimiglia romana: si è anche sostenuto, non senza qualche ragioni, che la deposizione della lapide in Saorge non sia stata casuale né dovuta a qualche obbligo testamentario.

Si è ritenuto in base al ritrovamento di cui sopra e tenendo conto delle ramificazioni viarie che un' attivita amministrativa romana esistesse nel territorio di SAORGE e che esso fosse un' ulteriore area di transizione tra Italia e le Gallie, dove non è improbabile che, sul percorso che collegava le due zone geografiche, fosse stata istituita una stazione stradale per il pagamento della Quadragesima Galliarum cioè della tassa sulle merci di transito, stazione che poteva ben operare, a controllo del territorio interno di confine del municipio intemelio, ad integrazione della stazione di costa presso Cap Martin.
La considerazione che Saorgio fosse una base doganale romana può non esser priva di valore tenendo conto che (come pure suggeriscono atti del XIII sec. del notaio di Genova de Amandolesio attestanti tragitti di pastori e commercianti di Saorge, come di Briga e Breil, verso la costa ligure allo scopo di commerciarvi il loro bestiame o d'impiantarvi aziende rurali o mercantili) per lungo tempo continuo a funzionare un antico tragitto romano che, per la val Nervia, metteva in comunicazione la capitale di costa col retroterra di Albintimilium e quindi risalire in Piemonte per l'Oltregiogo.
Chiostro del Convento Francescano - Fonte: Wikipedia
A tale proposito é sempre utile consultare la cartografia militare sabauda redatta a meta del '700 ai tempi della guerra di Successione Austriaca.

Gli ingegneri piemontesi di guerra ci hanno lasciato la descrizione precisa di una serie di tragitti (da utilizzare per ragioni strategiche contro le truppe spagnole e francesi) che, provenendo dall'area di Saorgio portava sin "dietro a certe rocche chiamate LE CABANE" (come francesi e piemontesi chiamavano l'area fortificata del convento di Sant'Agostino nella piana di Ventimiglia).
I cartografi, peraltro, annotavano che "... v'era poi la grande strada che da Breglio [porta] a Dolce aqua... [mentre] la strada Reale, che conduce al detto forte di Savorgio dal canto di Tenda trovasi molto stretta, rapida e disastrosa, tuttavia sita nella roccia, facile a rompersi, et a difendersi ed appena vi può passare una bestia carica". (B. Durante - Mario De Apollonia, Albintimilium, antico municipio romano, Gribaudo [Paravia], Cavallermaggiore, 1988, pp. 190, 200, 241, 250, 265 e note).
Di fatto, nel succedersi della generale volontà a politica di controllare la piazzaforte di Saorge, la popolazione sarà, di conseguenza, ligure, genovese, provenzale, savoiarda e quindi francese.
Saorge è borgo cresciuto col proprio sviluppo economico legato al commercio di sale.
Non vi son mancati monumenti pubblici, militari e religiosi di rilievo.

Tra le chiese antiche di Saorgio è il SANTUARIO DELLA MADONNA DEL POGGIO del 1092 dentro cui i saorgiani fecero dono della cappella di Sancta Maria ai monaci delle Isole di Lerins.
Nell'edificio si svolsero per 4 secoli le funzioni mortuarie: questo compito verrà poi diviso con la parrocchia.
Secondo la tradizione il coro è volto ad est, la facciata è composta da 3 absidi circolari.
La navata principale è separata nella parte bassa da archi a tutto sesto su massicce colonne in pietra nera.
Sopra l'altare uno stemma araldico con le armi dei Savoia e circondato da 2 sculture policrome in legno, probabilmente molto antiche.
Esternamente un rivestimento in ardesia rispetta gli antichi ornamenti comunali.
II battistero, sormontato da un campanile quadrato che s'innalza per 6 piani culminando in una struttura piramidale ottagonale, appartiene alla famiglia Daveo dal XVII sec. e lo si visita sotto il controllo dei proprietari.

Nel 1638 il consiglio comunale di SAORGIO offrì a una comunità di francescani di Sospeil di fondare una comunità a Saorge e mise loro a disposizione una cappella di Saint Bernard con terre, giornate di lavoro e aiuti finanziari.
Inaugurato nel 1660 il CONVENTO FRANCESCANO, i frati furono scacciati dalle autorità militari sarde nel 1662.
Questi locali riavranno la destinazione originale nel 1808, quindi la legge del 1905 cacciò i religiosi e si attese al 1970 per vedere il monastero rioccupato da una comunità francescana.

All'esterno dell'edificio è possibile l'accesso alla cappella di NOTRE DAME DES MIRACLES, circondata da cipressi, ha una facciata barocca con portico a 3 arcate, sormontato da un terrazzo con balconi a pilastro. La pianta della chiesa risulta piuttosto semplice, ad unica navata a campate con cappelle e tribune alternate mentre il campanile risulta sormontato da un bulbo a tegole multicolori
Un frontone triangolare è attraversato d'un'apertura lobata ornata d'affreschi: la cappella, barocca del XVII sec., ha 2 volte a crociera.
Dietro l'altare sta un tabernacolo in legno scolpito fiancheggiato da 2 colonne ritorte in noce massiccio.
All'interno si trova un chiostro ad arcate regolari e volte con affreschi narranti la vita e l'opera di san Francesco d'Assisi.
II centro del cortile del chiostro è ocupato da una grande cisterna con il pozzo ricoperto da una cupola orientaleggiante memoria d'un pellegrinaggio in Terra Santa.
Saorge, Cappella dei Penitenti Bianchi - Fonte: Wikipedia
La CHIESA PARROCCHIALE DI SAINT SAVEUR fu costruita nel 1465 dopo l'incendio che distrusse parte del villaggio. La nuova fabbrica venne quindi rivisitata nel 1718 con una sostanziale ispirazione al dominante gusto barocco che non rinnega però vari aspetti degli stili precedenti come il gotico od il romanico. Tutto ciò non avvenne per una voluta scelta estetica verso l'eclettismo ma per semplici esigenze economiche, visto che la comunità non possedeva nel XVIII secolo i mezzi necessari per una completa rivisitazione dell'edificio secondo il canone barocco sì che si ritenne necessario utilizzare dove possibili il materiale superstite del precedente edificio (fatto peraltro che si riscontra nella procedura seguita per il restauro o il riadattamento di altre chiese di questo entroterra non ricco). Nella chiesa l'elemento barocco lo si scopre soprattutto al suo interno, specie negli altari laterali: inoltre le pale d'altare presentano motivi intagliati in stucchi policromi di indubbia ascendenza barocca così come accade per i frontoni ornati di un considerevole numero di puttini in guisa di angioletti, disposti secondo una varietà di posizioni che esorcizza l'impressione della dinamica e del movimento di tradizione tipicamente barocca
Nel suo impianto la chiesa è di struttura basilicale a 3 navate, con arcate separate da linee di colonne e pilastri a capitelli corinzi di stucco dorato.
Nel coro le panche in legno e gli stalli sono del XVIII sec.: l'altare maggiore è di fattura ligure in marmo policromo e fu consacrato nel 1732; ospita il reliquiario di San Claudio.
E' sormontato da un Cristo in croce circondato da una Vergine Addolorata e san Giovanni Evangelista.
La balaustra in colonne di marmo ritorte è del 1842. A destra dell'altare, su un baldacchino sostenuto da 4 colonne ritorte ornate di foglie d'edera, poggia una statua della Vergine Maria con Gesù bambino tra le braccia, opera di Carlo Bonfante.

A Saorge furono consacrate altre chiese appartenenti a confraternite religiose: all'entrata del villaggio sta la cappella di Saint Antonin, della Confraternita dei Penitenti rossi, e, al centro del paese, quella di Saint Claude, della Confraternita dei Penitenti neri e quindi la CAPPELLA SAINT-JACQUES, della "Confraternita dei Penitenti bianchi"...

Fonte: Wikipedia

"La strada sotto Saorgio" in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993


da Cultura-Barocca



domenica 26 agosto 2018

Villafranca

Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993


Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993

Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993

Villafranca (Villefranche-sur-Mer) oggi - Fonte: Wikipedia
Nizza, Forte di Monte Albano (Fort du Mont Alban) - Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993

Fort du Mont Alban oggi - Fonte: Wikipedia


Forte di Santo Spirito - Da Theatrum Statuum Sabaudiae, Amsterdam, 1682, in B. Durante-R. Capaccio "Marciando per le Alpi..." , Cavallermaggiore [Gribaudo-Paravia], 1993

La cittadella Sant'Elmo di Villafranca (Villefranche-sur-Mer) oggi - Fonte: Wikipedia

La rada di Villafranca in un manoscritto turco del 1543 - Fonte: Wikipedia
Villafranca in “Viaggio da Genova a Nizza scritto da un ligure nel 1865” di anonimo, ma in effetti Padre Luigi Ricca, minore osservante di Civezza (IM)
ancora il Ricca
Villafranca e Monte Albano nel “Viaggio nella Liguria Marittima” del Bertolotti (1834)
 
da Cultura-Barocca

sabato 25 agosto 2018

Le Nuove Mura di Genova

Genova, Forte Tenaglia - Fonte: Wikipedia
Le Nuove Mura [di Genova] furono progettate e decise nel 1626 per sostituire le trincee e bastie provvisorie di terra e fascine, affrettatamente compiute lungo lo stesso percorso nel 1625, quando la Repubblica si era trovata in grave pericolo, minacciata dall'Armata franco-savoiarda; quindi in molti era sorta l'idea di rendere quelle opere campali più stabili e soprattutto permanenti per difendere la Superba città di Genova in modo definitivo, traducendole in una lunga cinta di mura bastionate. 

Genova in quel tempo era già munita di una ben robusta cinta bastionata, più evoluta rispetto alle antiche Mura medioevali, ma ormai incapace di contenere l'espansione continua dei borghi sempre più dilatati e soprattutto inadatta a proteggere la città e il porto dai tiri sempre più lunghi delle batterie del nemico.

"La settima cinta è quindi molto più ampia dell'area effettivamente abitata, che resta quella dei bastioni del 1536, e risponde all'esigenza di intercettare i crinali che scendono al mare e le vie d'accesso sia da levante che da ponente, comprendendo inoltre l'intero arco portuale, anche questo murato, dalla Lanterna al Molo." 

La Repubblica di Genova , in un quadro storico-politico segnato da profonde incertezze, aveva capito che era ormai tempo di affidare la difesa della propria indipendenza ad una efficiente organizzazione militare. Il sottile gioco politico delle alleanze non era più perseguibile a causa delle incertezze legate all'inaffidabilità di un alleato come la Spagna ed alle sempre più grandi ambizioni dei Savoia. 

La Spagna nella primavera del 1571 si era annessa il territorio di Finale con il proposito, poi rivelatosi inutile, di creare quello sbocco al mare tanto reclamato dalla regione della Lombardia. 
Il Ducato di Piemonte pure ambiva ad una ambiziosa possibilità di poter "raggiungere" il mare in un modo più agevole rispetto a Nizza e quindi Genova pareva essere sempre di una importanza strategica. 
Un terzo motivo, considerato da molti storici, con ragione, il più immediato e che dette l'avvio alla costruzione delle Nuove Mura, fu la breve guerra per il Marchesato di Zuccarello, fra il 1624 e il '25.

Nel mese di marzo del 1625, l'esercito piemontese ben organizzato, rapidissimo nelle manovre, conquistò ad uno ad uno tutti i castelli di confine. Caddero Ovada, Rossiglione, Voltaggio e altrettanto velocemente raggiunsero a Genova le notizie delle sconfitte, confuse e ingigantite per quel carattere ligure chiuso, pessimista per natura, ma certo non rassegnato a subire la resa. 

In aiuto alla Repubblica e al suo Porto questa volta giunse la squadra navale di Spagna, mentre fuori città spontaneamente, si organizzò una difesa provvisoria delle alture. "Tutti con grande ardore si posero all'opera" e guarnirono i monti di trincee, muri a secco, palizzate, lungo un percorso indicato da una Commissione di Esperti tra cui primeggiava Padre Vincenzo Maculano. 
Una linea fortificata, che seguiva il crinale della Lanterna fino alla Bastia di Peralto e di lì, attraverso il Castellaccio e lo Zerbino si congiungeva con le Mura Vecchie sopra il Bisagno. Queste opere seguite frettolosamente sotto la minaccia di un assedio che poi non si verificò, costituirono, durante gli anni che seguirono, un primo tracciato per l'opera definitiva delle Nuove Mura. 

L'opinione pubblica intanto si stava sempre più convincendo che, per una patria libera, era quindi indispensabile creare un immenso recinto onde poter dominare e non essere dominati, e che fosse e riuscisse il più ampio possibile. Si formò quindi un grosso dibattito, si chiese il parere di molti uomini illustri i quali intervennero, ognuno con una propria proposta, fino a quando finalmente fu decretata dal Senato, il 19 aprile del 1626, l'opera definitiva delle Nuove Mura.
L'opera definitiva delle Nuove Mura fu decretata dal Senato il 19 aprile del 1626. Il testo fu sottoscritto dal Senato "e siglato su uno dei due garandi rotoli, lunghi in tutto sei metri, dov'era stato disegnato in scala di palmi 1:1000 l'intero percorso con la forma di ogni bastione, eccetto, come precisa il documento, la parte 'sita alla bastia di Promontorio'. Quel tratto rimaneva sospeso, in attesa di un ulteriore esame per decidere se si dovesse lasciare l'antica fortezza 'fuori o dentro' le Nuove Mura." 

Per dare inizio alla fabbrica uno dei più gravi problemi era quello di come poter ottenere i denari necessari: quindi tutte le fabbriche private vennero sospese per avere abbondanza di 'mazzacani', e di materiali da costruzione come soprattutto di calce; tutti gli uomini della città dai 17 ai 20 anni ogni anno almeno dovevano lavorare dalle 6 ai 20 giorni scelti ad arbitrio; vennero messi a disposizione del cantiere sia muli che somari almeno 2 giorni su 6; vennero richiesti dei mattoni a seconda della disponibilità dei padroni di fornaci; tutti i 'camalli' della città e dei sobborghi dovevano partecipare almeno 16 giornate all'anno; e così via. 
Assicurati quindi i mezzi per avere il denaro, gli uomini e i materiali, l'8 novembre si riuniva una Commissione per collocare la prima pietra; si pensò che la Lanterna fosse il sito più idoneo, il simbolo della città oggi oramai perso poiché soffocato dal tempo, dal degrado e dall'incuria; fu scelto quel luogo poiché rappresentava la porta principale della città con i suoi baluardi destinati a guardarla, quasi a proteggerla. 
Venne celebrata la Messa sacra dall'Arcivescovo Domenico De Marini poi da tutto il Clero, dai religiosi, dalle confraternite, nonché dai Consoli di tutte le Arti. 
Una settimana dopo la cerimonia inaugurale, fu finalmente presentato al Senato il progetto per la costituzione del Magistrato delle Nuove Mura.
Il Magistrato si componeva di un Presidente e da sei membri scelti fra i nobili cittadini i quali, a turno di due, diventavano Deputati: ogni mattina si recavano solerti in un ufficio a loro assegnato presso il Palazzo Ducale per sbrigare le pratiche correnti "tra l'altre come saldare li conti e sottiscrivere li mandati della fabbrica perché possano esser pagati da quel Magistrato di Azenda che a questa impresa deve imporsi." Un altro membro era Deputato alla fabbrica e il suo incarico consisteva di andare in cantiere per visitare i lavori e decidere e ordinare cose lievi e di poter "castigare fino a due tratti di corda li operai delinquenti e farli carcerare." Il Magistrato inoltre disponeva di un cancelliere, un sottocancelliere, un sindaco, due targette (uscieri), un bargello, ed era autorizzato ad assumere tanti soprastanti (assistenti ai lavori) quanti ne poteva avere bisogno. 

Al Magistrato delle Nuove Mura si era aggiunto un Magistrato dell'Erario o d'Azenda formato da cinque nobili cittadini che avevano l'importante compito di amministrare i finanziamenti finché la fabbrica non fosse finita; collaboravano con essa un cancelliere ed un cassiere. L'istituzione formatasi quindi restò tale fino a quando la fabbrica delle Nuove Mura potrà essere dichiarata finita. Cominciarono finalmente le costruzioni presso la Lanterna e sul Bisagno ma i lavori procedevano assai lentamente. 

Nel frattempo, si riconosceva l'importanza di difendere in modo adeguato il settore murario verso il Bisagno. 

Dopo l'impulso iniziale, dai vivaci dibattiti sulla progettazione fino alla cerimonia di posa della prima pietra alla Lanterna, sembra che la fabbrica subì un periodo di rallentamento, che permase per quasi due anni fino a quando nell'aprile del 1630 si elesse un nuovo Magistrato delle Mura: Giacomo Lomellini, colui che, in qualità di Doge, aveva posto la prima pietra sotto la Lanterna. 
Il 20 maggio 1630 venne eletto Architetto e Capo d'Opera il Maestro Bartolomeo Bianco, poiché fu necessario disporre di un architetto, non distratto da altre occupazioni, che avesse l'incarico di vigilare che tutto il lavoro fosse eseguito secondo il disegno approvato e a regola d'arte, mentre un mese prima venne nominato alla direzione della fabbrica delle Mura, il Deputato Ansaldo De Mari che aveva già lavorato per la Repubblica quando diresse i tracciamenti per le Nuove Mura, seguendo i consigli del Domenicano Padre Vincenzo Maculano da Fiorenzuola il quale, in seguito, lascio` la sua mirabile impronta progettando il recinto del Gianicolo a Roma e le Fortificazioni di Malta. 
La guerra che era iniziata nel 1626, dopo un gran variare di eventi, finalmente fini` nel 1630 con la morte di Carlo Emanuele; si stabili` la pace e i Genovesi si convinsero sempre di più di condurre a termine il progetto della grande cinta bastionata e muraria iniziata in realtà senza un disegno definitivo. 

Quindi solo nell'aprile del 1630 venne approvato dal Senato il "Disegno delle Nuove Mura della Città di Genova approvato dai Serenissimi Collegi con Decreto del 19 aprile 1630"; è un disegno compreso in due ampi rotoli di carta, contrassegnati rispettivamente come parte I e parte II, in uno dei quali e` rappresentato, con semplice linea, il tracciato dalla Lanterna a Peralto e nell'altro dalla punta di Peralto fino al Bisagno. Questi disegni furono eseguiti senza alcuna descrizione di misura e di quota, ma indicano l'intero perimetro con le cortine e i bastioni poi fedelmente realizzati. Inoltre rappresenta una stesura quasi definitiva da assegnare al tracciato murario, poiché il progetto venne approvato con riserva: ancora non era stato deciso il percorso, che dovevano seguire le Mura dalla parte degli fino al monte Peralto. 

Questa incertezza provoco` un dibattito nel quale emerse la brillante personalità di Frate Vincenzo Maculano da Fiorenzuola, un dottissimo uomo religioso dell'Ordine dei Domenicani, maestro indiscusso nell'arte delle Fortificazioni che "... veniva sovente consultato e più sovente ancora incaricato di dare disegni di fortezza, che si eseguivano poi dagli Architetti, sotto la sua direzione". 
Fu infine confermata l'ipotesi di far passare le Nuove Mura sul Promontorio e finalmente fu presentato un calcolo, una stima dall'Architetto Bartolomeo Bianco e dall'Ingegnere Bastiano Ponzello che rimase definitivo poi nell'ottobre del 1631 quando si decise di attenersi al primitivo progetto: fu poi "suffragata da un'ultima relazione di Padre Don Giovanni de Medici in data 20 ottobre 1631 pienamente approvata dal Senato il 20 dicembre 1631". Finalmente il 19 dicembre 1631 si potevano contare 22 lotti dati in appalto in diversi punti della lunga cinta. Per capire meglio le modalità tecniche ed amministrative seguite durante la costruzione delle Mura seguiamo il Capitolato che C. Bruzzo ha descritto grazie ai documenti che ha trovato nell'Archivio di Stato di Genova contenuti nelle filze "Nuove Mura, anni 1630-1631-1632".

da Cultura-Barocca