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venerdì 13 maggio 2016

Ludus quem Itali appellant il Calcio

 
Come dice la didascalia (Ludus quem Itali appellant il Calcio = "gioco che gli Italici chiamano il Calcio") della stampa di Pietro Bertelli (o del figlio Francesco) - realizzata a Padova a corredo dell'opera dell'accademico Giovanni Bardi,  Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino del sig. Giouanni de Bardi de' conti di Vernio ... da lui gia scritto al Serenissimo gran duca Francesco. Ed ora nuouamen, In Firenze: Insegna della Stella, 1673 -, il CALCIO ITALIANO del XVI secolo si praticava su campo lungo 100 metri e largo 50: ogni squadra disponeva di ventisette giocatori distinti in quindici avanti, in cinque conciatori (posti circa 15 metri dietro gli attaccanti), in quattro datori innanzi (dieci metri indietro a questi ultimi) e finalmente tre datori addietro.
Il punto, detto gaccia (equivalente alla moderna segnatura di un goal), si aveva ogni volta che il pallone era proiettato, con un calcio od un pugno, nel campo avversario segnato da pali.
Si trattava di un gioco ambito tra gli esponenti della società aristocratica, tanto che vi si distinsero in gioventù quei patrizi che divennero pontefici romani col nome di Clemente VII, Leone X ed ancora Urbano VII.
Diverso era il gioco del calcio, Giuoco del calzo che si fa nel Brisaglio a S.to Alvise la Quaresima al quale non giocano se non li gentil' uomini, praticato a Venezia, di cui qui una celebre raffigurazione di Giacomo Franco (nato a Venezia nel 1550 ed ivi morto nel 1620).  In effetti, un'acquaforte (mm 250x170), tratta dalla raccolta "Habiti d'huomeni et donne veneziane…Trionfi Feste Cerimonie pubbliche della nobilissima città di Venetia", che si proponeva di illustrare in ogni aspetto la vita cittadina, inclusi i giochi che dividevano la cittadinanza in due squadre. La raccolta venne pubblicata dopo il 1591...
In ogni caso il GIOCO DEL CALCIO era così celebre a Firenze da godere ancora di una RIEVOCAZIONE STORICA in epoca moderna, ricorrente il 4 del mese di maggio. 
Ma verso il '700 prese a decadere per esser trasferito in Francia, quasi certamente ad opera di mercanti fiorentini. In particolare pare che le prime partite si siano giocate a Lione.
Tuttavia nel territorio transalpino varie regioni si contendono la palma di aver dato i natali al GIOCO DEL CALCIO: un posto di riguardo spetta alla Normandia ove sin da tempi remoti era praticato il GIOCO DELLA CHOULE che si svolgeva utilizzando una palla od un pallone di cuoio, talora riempito di paglia o in altri casi gonfiato d'aria. Era compito dei giocatori quello di indirizzare il PALLONE, con i pugni o con i piedi, verso la parte del campo presidiata dalla squadra avversaria sin a colpirne la parte terminale costituita da un muro o dalla porta di una chiesa.
La CHOULE veniva praticata tra formazioni che rappresentavano spesso le due diverse parrocchie di appartenenza e lo spirito di competizione era così elevato, anche tra i sostenitori, che le autorità furono obbligate a pubblicare delle ordinanze con le quali si proibiva l'esercizio del gioco rendendolo possibile solo nel periodo natalizio ed in quello del primo giorno della Quaresima.
Nella regione di Jumièges il gioco assunse più ampie proporzioni ed i giocatori (CHOULEURS) si rincorrevano per i campi onde impadronirsi del pallone: gli eccessi di violenza e le conseguenti proibizioni fecero però col tempo morire la CHOULE in Normandia come in tutta la Francia.
Il gioco passò quindi in Inghilterra ottenendo grande fortuna; anche se pure qui non mancarono le manifestazioni di brutalità (citate anche da Shakespeare); soprattutto il giorno del giovedì grasso era dedicato alla pratica di questo gioco che, col passare degli anni, assunse toni sempre meno violenti sì che presero ad intervenirvi da spettatrici anche le donne: si giocava dovunque, sulle strade come sulle piazze, senza arbitro e regole.
Finalmente a metà Ottocento sempre in Inghilterra venne fondata la prima associazione di FOOT-BALL e fu tenuto il I congresso in cui si redasse l'originario regolamento del gioco.